Dialogo semplice con San Giuseppe Cottolengo sull'amore per i "rifiutati"
San Giuseppe Benedetto Cottolengo, fratello fedele e amico dei più deboli,
ci rivolgiamo a te in questo momento di dialogo semplice, per imparare il vero Amore che anima il cuore cristiano.
Tu che hai saputo scorgere il volto di Cristo in chi era rifiutato e solo, aiutaci a scoprire, anche noi, la presenza di Gesù negli ultimi e nei più fragili.
Insegnaci a non giudicare mai, ma ad avvicinarci con mani e cuore aperto, accogliendo ogni persona così come tu hai fatto: con tenerezza e misericordia.
Fa’ che il nostro amore sia concreto, pronto a servire e a donare senza misura, specialmente quando costa fatica.
San Cottolengo, intercedi per noi!
Affinché non ci stanchiamo mai di cercare, nelle ferite e nella povertà, il sorriso di Dio nascosto negli scartati.
Guidaci a essere strumenti di carità viva, così che, aiutando chi soffre, possiamo diventare veri testimoni dell’Amore di Cristo nel mondo.
Amen.
Spiegazione della Preghiera
1. Contesto spirituale e dottrinale della preghiera
La preghiera rivolta a San Giuseppe Benedetto Cottolengo si inserisce profondamente nel solco della spiritualità della carità cristiana. San Cottolengo (1786-1842), sacerdote piemontese, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza (comunemente conosciuta come "Cottolengo"), è stato un autentico pioniere del servizio verso i poveri, i malati e gli emarginati, incarnando in modo quasi profetico il comandamento evangelico dell’Amore verso i più piccoli (Mt 25,40).
Questa preghiera nasce quindi come risposta al bisogno di testimoniare la tenerezza e la misericordia di Dio attraverso gesti concreti, in linea con l’insegnamento del Magistero della Chiesa e delle recenti esortazioni dei Pontefici – su tutte la Evangelii Gaudium di papa Francesco, che invita a “toccare la carne di Cristo nei fratelli sofferenti” (EG 24). Da un punto di vista dottrinale, la preghiera è fondata sulla visione cristocentrica della carità: amare il prossimo, soprattutto quello ferito o scartato, è amare Cristo stesso.
San Cottolengo, che vedeva nei bisognosi il “Gesù lozzone” (come lui diceva in dialetto torinese), rappresenta un modello vissuto di questa dottrina e la sua intercessione richiama la dottrina della Comunione dei Santi, per cui i fedeli ancora pellegrini possono chiedere aiuto e sostegno spirituale a coloro che sono già nella gloria celeste (Lumen Gentium, 49-51).
2. I destinatari a cui è rivolta e perché
La preghiera è rivolta principalmente ai fedeli cristiani – singoli, famiglie, comunità religiose o parrocchiali – animati dal desiderio di rendere la loro vita un servizio autentico ai poveri e agli emarginati. È particolarmente adatta a chi sente il richiamo alla carità attiva, a chi opera nel volontariato o nell’ambito sanitario e sociale, ma anche a chi semplicemente vuole essere accompagnato in un cammino di conversione alla misericordia.
Il perché è legato al riconoscere in san Cottolengo un fratello fedele e un amico dei più deboli, una guida esemplare che può insegnare a “leggere” il volto di Cristo negli ultimi, come lui stesso ha saputo fare, superando paure e pregiudizi alla scuola della Provvidenza. In un’epoca spesso segnata da individualismo e indifferenza, questa preghiera propone un itinerario per riscoprire la solidarietà evangelica e l’attenzione al prossimo.
3. I beneficiari per cui intercede e i bisogni spirituali/fisici che affronta
La preghiera, pur essendo rivolta ai fedeli, estende la sua intercessione a favore di tutte le persone deboli, sole, rifiutate e sofferenti. Il testo cita espressamente i “più deboli”, gli “ultimi”, i “fragili”, i “rifiutati”, gli “scartati” – tutte categorie che rappresentano coloro che maggiormente sperimentano il bisogno di sostegno materiale e spirituale.
I bisogni affrontati sono dunque sia fisici (malattia, povertà, abbandono) sia interiori e spirituali: il desiderio di sentirsi accolti, amati, riconosciuti, il bisogno di sollievo nel dolore e di senso nel patire. La preghiera chiede la grazia di non giudicare, di accogliere con cuore aperto, di esser pronti a servire anche nella fatica. Questi sono profondi bisogni relazionali ed esistenziali, radicati nella dignità della persona umana, che trovano risposta nell’Amore cristiano.
Infine, chiede che chi prega diventi, per grazia dell’intercessione di san Cottolengo, strumento di carità viva, testimone concreto dell’Amore di Cristo, divenendo così ponte tra l’umano e il divino, capace di trasfigurare la sofferenza in occasione di redenzione.
4. Temi teologici principali
La preghiera affronta con profondità i temi teologici della carità, della misericordia, dell’incarnazione, della comunione dei santi e della presenza di Cristo nei poveri.
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Carità concreta: Il punto centrale è la chiamata a “un amore concreto, pronto a servire e a donare senza misura”, richiamando la lettera di Giacomo:
“La fede, se non ha le opere, è morta” (Gc 2,17).
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Immagine di Cristo negli ultimi: La richiesta di “scoprire la presenza di Gesù negli ultimi” rimanda direttamente al Vangelo:
“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).
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Misericordia e non giudizio: “Insegnaci a non giudicare mai”, sulle parole di Gesù:
“Non giudicate, e non sarete giudicati” (Lc 6,37).
- Tenerezza e servizio: Riprendono il cuore del magistero della Chiesa sulla “Chiesa campo da accoglienza” e le immagini patristiche di Dio come “padre e madre” (cf. Is 49,15; Gregorio Nazianzeno, Orazione 45).
- Vivere la penitenza come conversione alla misericordia: Il passo “Affinché non ci stanchiamo mai di cercare il sorriso di Dio nascosto negli scartati” allude alla visione biblica della teshuvà, ovvero la conversione come ritorno al cuore di Dio tramite il fratello povero.
- Comunione dei santi e intercessione: Il richiamo finale “San Cottolengo, intercedi per noi!” concretizza la fiducia ecclesiale nell’intercessione dei santi (cf. Ap 5,8; Lumen Gentium, 51).
5. Genere di preghiera e collocazione nella tradizione liturgica
Questa preghiera appartiene al genere dell’intercessione, arricchito da elementi di lode e formazione spirituale. È una supplica rivolta a Dio tramite l’intercessione di san Cottolengo, per ottenere una grazia precisa: crescere nella carità e non perdere mai la capacità di vedere Cristo nei fragili.
Nella tradizione liturgica, preghiere come questa vengono usate in occasione della memoria liturgica di san Cottolengo (30 aprile) ma sono appropriati ogni volta che si voglia invocare il sostegno di un santo della carità – a esempio durante novene, giornate mondiali del malato (11 febbraio), momenti di adorazione o preghiere comunitarie dedicate ai temi della giustizia sociale e della solidarietà. Possono essere integrate nella preghiera dei fedeli durante la Messa o utilizzate come orazione finale in incontri associativi, parrocchiali e di volontariato.
6. Indicazioni pratiche: uso nella preghiera personale, comunitaria e nel tempo liturgico
Per la preghiera personale: la preghiera può essere recitata all’inizio della giornata per prendere ispirazione da san Cottolengo e chiedere la grazia di affrontare situazioni di incontro con persone provate o fragili. Può diventare anche spunto per un esame di coscienza, rileggendo ogni frase come domanda: “Ho visto oggi Cristo negli ultimi?”.
Per la preghiera comunitaria: può essere usata come invocazione di apertura o di conclusione degli incontri di carità, riunioni di volontariato, ritiri spirituali o nel contesto di adorazione eucaristica con meditazione sul servizio ai malati e agli emarginati.
Nei tempi liturgici: trova collocazione privilegiata nel Tempo di Quaresima (tempo di conversione e pratica della carità), Avvento (attesa vigilante e attenzione agli ultimi), nelle giornate dedicate ai sofferenti e durante il mese della carità (ottobre in molte diocesi). Particolarmente adatta anche nella veglia o nella novena in preparazione alla festa liturgica del santo, nonché il 30 aprile.
Altre modalità pratiche:
- Integrarla nell’Ufficio delle Letture, tra le invocazioni dei salmi o nel Rosario meditato.
- Proporla come esame di coscienza comunitario, interrogandosi su quale volto di Gesù negli ultimi si è incontrato durante la settimana.
- Recitarla in famiglia, con i bambini, per educare alla misericordia e all’accoglienza.
- Accompagnare con la preghiera chi svolge servizio caritativo, come operatori sanitari, volontari e animatori pastorali.
In conclusione, questa preghiera durante tutto l’anno resta una bussola per vivere e testimoniare, come san Cottolengo, “l’Amore che anima il cuore cristiano” e trasforma la società partendo dagli ultimi.
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