Dialogo semplice con Gesù Misericordioso per chi ha poca fede
Gesù, confido in Te, anche se la mia fede è debole.
È difficile, Signore. A volte sento un grande peso nel cuore, una fatica profonda a credere davvero. I miei dubbi sono come ombre lunghe che si allungano e mi circondano, e le mie paure mi stringono la gola quando le prove della vita si fanno più dure.
Guardo attorno e vedo la sofferenza, sento la fragilità di ogni cosa, e mi chiedo: dove sei Tu? Perché non sento la tua mano che mi sorregge con più chiarezza? Ho paura, Gesù, ho paura di cadere, di perdere completamente quella scintilla di speranza che ancora ho, e che queste difficoltà mi allontanino da Te, invece di avvicinarmi.
Ti prego, Gesù Misericordioso, non permettere che ciò accada. Ti chiedo di aumentare la mia fiducia, di farmi sentire la Tua presenza, anche quando il mio cuore è arido e la mia mente è confusa. Dammi la forza di non distogliermi, anche quando la tempesta infuria e non riesco a vedere la riva.
Fa' che ogni prova, invece di essere un ostacolo insormontabile, diventi un’occasione per aggrapparmi con più forza alla Tua mano. Insegnami a cercare il Tuo volto, anche nel buio più profondo, e a credere che Tu sei lì, anche quando non Ti sento, anche quando non capisco.
Signore, non voglio che le prove della vita mi allontanino da Te. Anzi, desidero che mi spingano a cercare con più ardore la Tua luce. Perdonami la mia debolezza, la mia poca fede.
Concludo rinnovando il mio affidamento alla Tua infinita Misericordia. Sia fatta la Tua volontà, e che la Tua grazia mi sostenga sempre. Amen.
Spiegazione della Preghiera
1. Il Contesto Spirituale e Dottrinale della Preghiera
La preghiera presentata si colloca profondamente nel cuore della spiritualità cristiana, esprimendo un’esperienza universale: quella della fede vacillante di fronte alle prove della vita e al mistero del dolore. Dal punto di vista spirituale, essa rivela una profonda onestà e umiltà. Il credente non nasconde le proprie fragilità – la "fede debole", i "dubbi", le "paure" – ma le porta apertamente dinanzi a Dio. Questo è un tratto distintivo della preghiera autentica, che riflette la natura della relazione tra l'uomo e il Creatore: non un rapporto di perfezione simulata, ma di verità radicale, anche nella propria povertà spirituale.
Dal punto di vista dottrinale, la preghiera tocca diversi cardini della fede cristiana. Anzitutto, la natura di Dio come Misericordia infinita. L'invocazione "Gesù Misericordioso" non è un semplice epiteto, ma una confessione teologica che riconosce nel Cristo la rivelazione ultima della compassione divina, capace di accogliere e perdonare la debolezza umana. Essa si rifà esplicitamente alla devozione della Divina Misericordia, ma più in generale, all'essenza stessa del Vangelo che annuncia un Dio che si china sull'uomo peccatore e sofferente.
In secondo luogo, la preghiera affronta la dottrina della fede come dono e sfida. La fede non è presentata come una certezza statica, acquisita una volta per tutte, ma come un cammino dinamico, costellato di momenti di aridità e confusione. La richiesta "aumentare la mia fiducia" e "farmi sentire la Tua presenza" sottolinea che la fede è un dono che necessita di essere incessantemente invocato e nutrito dalla grazia divina, specialmente quando la ragione vacilla e i sensi non percepiscono Dio. È la tensione tra la volontà umana di credere e la necessità della grazia che sostiene quel credere.
Infine, la preghiera incorpora il tema della provvidenza divina di fronte al male. L'interrogativo "dove sei Tu?" e la percezione della sofferenza e della fragilità richiamano il problema teologico del male (teodicea). La risposta offerta dalla preghiera non è razionale, ma fiduciosa: essa si affida al disegno misterioso di Dio, credendo che Egli sia presente "anche quando non Ti sento, anche quando non capisco", e che le prove possano diventare "un’occasione per aggrapparmi con più forza alla Tua mano". Questo è un atto di abbandono alla volontà divina, che riconosce la sovranità di Dio anche nelle circostanze più oscure, una dottrina fondamentale che invita a riporre ogni speranza nel Signore.
2. I Destinatari a cui è Rivolta e Perché
Questa preghiera è rivolta in modo esplicito e singolare a Gesù Cristo. Le invocazioni "Gesù, confido in Te", "Signore", "Gesù Misericordioso" lasciano trasparire una relazione diretta e personale con la seconda Persona della Santissima Trinità. Questa scelta non è casuale, ma profondamente radicata nella teologia e nella spiritualità cristiana, per diverse ragioni:
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Gesù come Mediatore Unico: La Scrittura ci insegna che Gesù è l'unico mediatore tra Dio e gli uomini. Come afferma 1 Timoteo 2,5:
"Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù."
Attraverso di Lui, abbiamo accesso al Padre. Rivolgersi a Gesù significa andare direttamente alla fonte della grazia e della misericordia di Dio. - La Sua Umanità e la Sua Passione: Gesù, essendo vero Dio e vero uomo, ha sperimentato in prima persona la fragilità umana, il dolore, la tentazione e l'angoscia. La sua esperienza nell'Orto degli Ulivi, dove supplicò il Padre pur accettando la sua volontà, lo rende un interlocutore empatico e comprensivo di fronte ai dubbi e alle paure del cuore umano. Chi prega si sente capito da un Dio che ha condiviso il cammino degli uomini fino alla croce.
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La Sua Divinità e il Suo Potere di Salvezza: Allo stesso tempo, Gesù è Dio, il Signore, e come tale possiede il potere di esaudire le suppliche, di aumentare la fede, di infondere forza e di manifestare la sua presenza. È Lui che ha detto:
"Tutto è possibile a chi crede!" (Marco 9,23)
e Lui che detiene le chiavi della vita e della salvezza. L'invocazione a Gesù Misericordioso rafforza questa consapevolezza del suo potere salvifico e della sua infinita compassione. - La Rivelazione della Misericordia Divina: Il titolo "Gesù Misericordioso" evoca specificamente la devozione alla Divina Misericordia, legata alle rivelazioni di Santa Faustina Kowalska. Questa devozione pone un'enfasi particolare sull'amore e la misericordia di Cristo come ultima speranza per l'umanità, invitando a una fiducia illimitata in Lui, anche e soprattutto di fronte alla propria miseria e peccaminosità. La preghiera si inserisce perfettamente in questo contesto, chiedendo un aumento di fiducia nonostante la debolezza.
Rivolgendo questa preghiera a Gesù, il fedele non cerca un aiuto generico, ma la relazione intima e salvifica con Colui che è la Via, la Verità e la Vita, Colui che può trasformare le prove in occasioni di grazia e la debolezza in forza.
3. I Beneficiari per Cui Intercede e i Bisogni che Affronta
Il beneficiario primario e quasi esclusivo di questa preghiera è il fedele stesso che la pronuncia. È una preghiera intensamente personale, un colloquio intimo e onesto tra l'anima e Dio. L'uso ripetuto della prima persona singolare ("la mia fede è debole", "sento un grande peso", "i miei dubbi", "le mie paure", "ho paura", "Ti chiedo", "perdonami") evidenzia la natura introspettiva e autobiografica della supplica. Sebbene non sia una preghiera di intercessione per altri in senso stretto, la sua forza sta nel modello che offre per la preghiera personale, che poi può avere un impatto positivo indiretto sugli altri.
La preghiera affronta una serie di bisogni spirituali e, per estensione, esistenziali, che possono essere riassunti come segue:
- Debolezza della Fede e Dubbi: Il bisogno più evidente è quello di una fede più robusta e chiara. Il fedele ammette che la sua fede è "debole" e che i "dubbi" lo "circondano". Questo è un bisogno spirituale profondo, poiché la fede è la base della relazione con Dio e la via alla salvezza. La preghiera chiede esplicitamente di "aumentare la mia fiducia".
- Paura e Angoscia di Fronte alle Prove: Le "paure" che "stringono la gola" e il timore di "cadere", di "perdere completamente quella scintilla di speranza" indicano un bisogno di superare l'ansia e la disperazione che le difficoltà della vita possono generare. Qui si incrociano bisogni spirituali (la speranza come virtù teologale) ed esistenziali (la capacità di affrontare la realtà).
- Percezione dell'Assenza Divina: L'interrogativo "dove sei Tu? Perché non sento la tua mano?" rivela un bisogno di percepire la presenza di Dio, specialmente nei momenti di "aridità" e "confusione". È il desiderio di un conforto tangibile e di una guida chiara. La preghiera chiede di "farmi sentire la Tua presenza, anche quando il mio cuore è arido".
- Forza per la Perseveranza: Il fedele chiede la "forza di non distogliermi, anche quando la tempesta infuria e non riesco a vedere la riva". Questo è un bisogno di perseveranza spirituale e morale, di non abbandonare il cammino di fede e la ricerca di Dio, nonostante le avversità interne ed esterne.
- Trasformazione della Sofferenza: C'è il desiderio che le prove non siano un ostacolo, ma "un’occasione per aggrapparmi con più forza alla Tua mano". Questo è un bisogno di dare senso al dolore e alle difficoltà, trasformandoli in strumenti di crescita spirituale e di maggiore unione con Dio, piuttosto che di allontanamento.
- Perdono e Riconciliazione: L'espressione "Perdonami la mia debolezza, la mia poca fede" indica un bisogno di perdono per le proprie mancanze e per la fragilità della propria adesione a Dio. È un atto di contrizione che cerca la riconciliazione e la purificazione interiore.
- Affidamento e Sostegno della Grazia: Il culmine della preghiera è il rinnovo dell'"affidamento alla Tua infinita Misericordia" e la richiesta che la "Tua grazia mi sostenga sempre". Questo è il bisogno fondamentale di abbandonarsi alla volontà divina e di essere costantemente sostenuto dalla potenza e dall'amore di Dio, riconoscendo la propria incapacità di autosostenersi spiritualmente.
In sintesi, la preghiera è una profonda richiesta di aiuto per affrontare e superare le sfide spirituali ed esistenziali attraverso un'accresciuta fiducia in Dio e il sostegno della Sua grazia.
4. I Temi Teologici Principali, con Eventuali Citazioni Bibliche o Patristiche Pertinenti
Questa preghiera, pur nella sua semplicità e immediatezza, intreccia numerosi e profondi temi teologici che risuonano con le Scritture e la tradizione patristica. Vediamone i principali:
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La Fede come Fiducia e Abbandono (Fides qua): Il tema centrale è la fiducia, espressa nel "Gesù, confido in Te" iniziale e nel "rinnovando il mio affidamento" finale. Questa non è solo una fede intellettuale (fides quae, cioè il contenuto della fede), ma una fede-fiducia (fides qua, l'atto del credere, l'abbandono personale a Dio) che persiste anche nella debolezza, nel dubbio e nella non percezione. È l'eco di Abramo, che credette contro ogni speranza (cfr. Rm 4,18), o della richiesta del padre del ragazzo indemoniato:
"Credo, aiuta la mia incredulità!" (Marco 9,24)
Sant'Agostino, riflettendo sulla fede, affermava che credere significa fidarsi di Dio, non solo credere in ciò che Dio dice, ma credere in Lui stesso. -
La Misericordia Divina: Invocare "Gesù Misericordioso" e affidarsi alla "infinita Misericordia" di Dio è un atto teologico fondamentale. La misericordia non è solo un attributo divino, ma il cuore stesso del Vangelo, il modo in cui Dio si rivela soprattutto nei confronti dei peccatori e dei sofferenti. Gesù stesso è la personificazione della misericordia divina. Nel Salmo 136, che si ripete:
"Eterna è la sua misericordia"
, e Gesù stesso insegna:"Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro." (Luca 6,36)
Santa Faustina Kowalska, apostola della Divina Misericordia, ha sottolineato l'importanza di confidare in questa misericordia come ultima risorsa per l'umanità. -
La Prova e la Sofferenza come Via di Crescita Spirituale: La preghiera non cerca di evitare la sofferenza, ma chiede che essa diventi "un’occasione per aggrapparmi con più forza alla Tua mano". Questo riflette una teologia della croce e della sofferenza redentiva. San Paolo scrive in Romani 5,3-5:
"Ci gloriamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce perseveranza, la perseveranza produce esperienza, e l'esperienza produce speranza. La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato."
Anche San Giacomo apostolo esorta:"Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove." (Giacomo 1,2)
Le prove non sono viste come un segno di abbandono divino, ma come un crogiolo che purifica e rafforza la fede. -
La Presenza di Dio anche nel Buio: Il desiderio di "sentire la Tua presenza" e l'affermazione di credere "anche quando non Ti sento, anche quando non capisco" affrontano il tema della "notte oscura dell'anima" o dell'aridità spirituale. Questo stato, descritto da mistici come San Giovanni della Croce, non è un segno dell'assenza di Dio, ma spesso un purificatore della fede, che la spoglia di consolazioni sensibili per ancorarla a una fiducia più pura. La promessa di Gesù:
"Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo." (Matteo 28,20)
è un pilastro su cui fondare questa fede nella presenza costante, indipendentemente dalla percezione emotiva. -
Il Per-dono e la Riconoscenza della Debolezza: "Perdonami la mia debolezza, la mia poca fede" è un atto di umiltà e contrizione. Riconoscere la propria insufficienza e peccaminosità è il primo passo verso la grazia. La parabola del pubblicano e del fariseo (Luca 18,9-14) insegna che la preghiera umile del peccatore che riconosce la sua colpa è gradita a Dio. Questo tema è strettamente legato alla misericordia divina, che perdona chi si pente.
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La Volontà di Dio e la Grazia Divina: L'espressione "Sia fatta la Tua volontà" è un'eco della preghiera del Signore (Matteo 6,10) e della preghiera di Gesù nel Getsemani (Luca 22,42). Essa denota un atto di totale sottomissione e abbandono alla volontà di Dio, riconoscendo la sua sapienza e bontà sovrane, anche quando non si comprende. La richiesta "che la Tua grazia mi sostenga sempre" sottolinea la dottrina che la salvezza e la perseveranza nel bene dipendono interamente dalla grazia preveniente e cooperante di Dio, senza la quale l'uomo non può fare nulla (cfr. Giovanni 15,5:
"Senza di me non potete far nulla").
5. Il Genere di Preghiera e la Sua Collocazione nella Tradizione Liturgica
La preghiera in esame è un esempio eloquente di una combinazione di diversi generi di preghiera, che la rende ricca e completa nella sua espressione personale. Essa si può classificare principalmente come:
- Supplica/Implorazione: È la sua caratteristica più evidente. Il fedele presenta a Gesù richieste specifiche ("aumentare la mia fiducia", "farmi sentire la Tua presenza", "dammi la forza", "insegnami", "non permettere che ciò accada"). Queste suppliche nascono da un profondo bisogno e da una consapevolezza della propria dipendenza da Dio.
- Lamento/Penitenza: La preghiera inizia con un'espressione di difficoltà ("È difficile, Signore") e prosegue con l'esposizione di dubbi e paure, quasi un lamento biblico come si trova in molti Salmi (ad esempio, Salmo 13, che inizia con "Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi?"). A questo si aggiunge un chiaro atto penitenziale: "Perdonami la mia debolezza, la mia poca fede", riconoscendo la propria limitazione e peccaminosità davanti a Dio.
- Affidamento/Abbandono: Nonostante i lamenti e le debolezze, la preghiera si conclude con un atto risoluto di "rinnovando il mio affidamento alla Tua infinita Misericordia" e "Sia fatta la Tua volontà". Questo genere di preghiera, spesso associato a figure come Santa Teresa di Lisieux o il Beato Charles de Foucauld, implica un abbandono fiducioso e totale alla provvidenza divina, anche senza comprendere pienamente il piano di Dio.
- Atto di Fede/Adorazione: Sebbene non sia una preghiera di lode esplicita nel senso tradizionale, il "Gesù, confido in Te" e l'affermazione della Sua Misericordia infinita sono di per sé un atto di fede e di riconoscimento della Sua grandezza e bontà, sfociando quasi in una forma implicita di adorazione.
Quanto alla sua collocazione nella tradizione liturgica, questa preghiera è principalmente destinata alla preghiera personale e privata. La sua natura intima e profondamente soggettiva la rende ideale per il dialogo personale con Dio, nel segreto del proprio cuore o della propria stanza.
Tuttavia, i temi che essa veicola sono universalmente presenti e risuonano in diversi momenti della liturgia e della vita della Chiesa:
- Liturgia della Parola: Molti passaggi biblici, specialmente i Salmi di lamento e fiducia, le lettere di San Paolo sulla perseveranza nella fede e i Vangeli che narrano le fatiche dei discepoli nel credere, trovano in questa preghiera una risposta viva e attuale. Un'omelia che rifletta sulla fede fragile e sulla misericordia divina potrebbe trovare in essa un ottimo spunto.
- Liturgia Eucaristica: L'atto penitenziale all'inizio della Messa, il Confiteor o il Kyrie eleison, è il momento in cui la comunità riconosce la propria debolezza e invoca la misericordia. La preghiera si lega anche alla comunione, dove si riceve Cristo come fonte di forza e di grazia. Le invocazioni di grazia nelle preghiere eucaristiche o nelle preghiere dei fedeli riprendono concetti analoghi.
- Sacramento della Riconciliazione: Il "Perdonami la mia debolezza, la mia poca fede" è il cuore della contrizione, elemento essenziale del sacramento. La preghiera può essere un eccellente preparazione o ringraziamento dopo la confessione.
- Lodi e Vespri (Liturgia delle Ore): Molti Salmi e letture della Liturgia delle Ore esprimono sentimenti simili di supplica, fiducia e lamento, rendendo questa preghiera affine allo spirito di questa preghiera ufficiale della Chiesa.
- Devozioni Popolari: È particolarmente affine alla devozione della Divina Misericordia, dove la fiducia in Gesù Misericordioso è la chiave. Anche devozioni come il Santo Rosario, attraverso la meditazione dei misteri dolorosi e gloriosi, possono evocare temi di sofferenza, fede e speranza che questa preghiera riassume.
In sintesi, pur essendo una preghiera privata, essa incarna una spiritualità e una teologia profondamente radicate nella tradizione cattolica, rendendola uno strumento prezioso per l'approfondimento della propria vita di fede.
6. Indicazioni Pratiche: Come Usarla nella Preghiera Personale o Comunitaria e nei Tempi dell’Anno Liturgico
Questa preghiera, per la sua autenticità e profondità, può arricchire la vita spirituale in molteplici contesti. Ecco alcune indicazioni pratiche su come utilizzarla:
Nella Preghiera Personale:
- Momenti di Crisi o Dubbio: È la preghiera ideale quando si affrontano periodi di "aridità" spirituale, dubbi di fede, grandi paure o prove personali. Ripeterla, meditarla frase per frase, può aiutare a dare voce alle proprie difficoltà e a riorientare il cuore verso Dio.
- Inizio o Fine della Giornata: Può essere recitata al mattino per chiedere la forza di affrontare le sfide della giornata con fiducia, o alla sera come esame di coscienza sulla propria fede e un rinnovato affidamento prima del riposo.
- Meditazione: Non limitarsi a recitarla, ma fermarsi su parole chiave come "confido", "dubbi", "paure", "misericordioso", "presenza", "prove", "aggrapparmi", "volontà", "grazia". Lasciare che queste parole risuonino nel cuore e stimolino una conversazione più profonda con Gesù. Si può anche utilizzare la tecnica della Lectio Divina, leggendo la preghiera, meditando, pregando con essa e contemplando.
- Accompagnamento Spirituale: Discutere il contenuto di questa preghiera con un direttore spirituale può essere molto fruttuoso per esplorare le proprie difficoltà di fede e trovare vie di crescita.
- Preparazione ai Sacramenti: Può essere un'ottima preghiera di preparazione al Sacramento della Riconciliazione, concentrandosi sulla richiesta di perdono per la "debolezza" e la "poca fede", o prima di ricevere l'Eucaristia, per chiedere un aumento di fiducia nel Cristo presente.
Nella Preghiera Comunitaria:
- Gruppi di Preghiera e Condivisione: Può essere letta insieme e seguita da un momento di silenzio per la riflessione personale. Le espressioni di dubbio e paura possono incoraggiare una condivisione onesta e un reciproco sostegno tra i membri del gruppo, riconoscendo che nessuno è solo nelle proprie lottezze di fede.
- Preghiera dei Fedeli: Alcuni passaggi o concetti (ad esempio, la richiesta di aumentare la fiducia nella comunità, la forza per affrontare le prove, la capacità di vedere la presenza di Dio nella sofferenza) possono essere adattati e inseriti nelle intenzioni della Preghiera dei Fedeli durante la Messa.
- Adorazione Eucaristica: Durante i momenti di Adorazione, dove il silenzio e la contemplazione sono centrali, questa preghiera può essere un testo guida per esprimere al Signore le proprie fatiche e rinnovare l'atto di fede e affidamento.
- Esercizi Spirituali o Ritiri: Può essere proposta come preghiera di riferimento per una giornata o un tema specifico legato alla fiducia, alla misericordia o alla gestione delle prove.
Nei Tempi dell’Anno Liturgico:
- Quaresima: Questo è un tempo privilegiato per la preghiera e la penitenza. La preghiera si adatta perfettamente, data la sua enfasi sulla debolezza, la richiesta di perdono e l'invocazione della misericordia. Aiuta a riflettere sul proprio cammino di conversione e sul bisogno della grazia divina per resistere alle tentazioni e alle prove.
- Tempo di Avvento: Periodo di attesa e speranza, ma anche di preparazione e discernimento. La preghiera può aiutare a superare le paure e i dubbi legati all'attesa della venuta del Signore, rafforzando la fiducia nella sua presenza imminente e nella sua fedeltà.
- Giornata della Divina Misericordia: La Domenica della Divina Misericordia (la prima dopo Pasqua) è un tempo ideale per recitare questa preghiera, data la sua esplicita invocazione di "Gesù Misericordioso" e l'affidamento alla Sua "infinita Misericordia".
- Tempo Ordinario: Per la sua natura universale, questa preghiera è adatta a essere usata in qualsiasi momento dell'anno liturgico, accompagnando il fedele nelle sfide quotidiane della vita cristiana, ricordandogli la costante necessità di rinnovare la propria fiducia in Dio.
- Tempi di Crisi della Comunità: In momenti di difficoltà per la Chiesa o la società (pandemie, conflitti, crisi economiche), questa preghiera può essere adottata per esprimere collettivamente il senso di fragilità e la necessità di affidarsi alla misericordia divina.
In ogni contesto, l'essenziale è avvicinarsi a questa preghiera con un cuore sincero e umile, permettendo alle parole di diventare l'autentica espressione della propria anima assetata di Dio e della Sua grazia.
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