Supplica a Gesù Misericordioso per lo Yemen e la fine della fame
Gesù Misericordioso, ascolta la nostra supplica accorata per il Tuo popolo sofferente nello Yemen.
Volgi i Tuoi occhi di compassione verso questa terra devastata dalla guerra e dalla carestia, dove troppi fratelli e sorelle languiscono tra fame e disperazione.
Ti imploriamo: stendi la Tua mano potente e dona pane a chi ha fame, acqua a chi ha sete, speranza a chi si sente abbandonato.
Risveglia nei cuori dei potenti e dei popoli la volontà di pace e solidarietà, perché cessino le armi e rifioriscano la vita e la speranza.
Gesù di infinita Misericordia, non permettere che i piccoli innocenti siano dimenticati; dona loro rifugio, nutrimento e la luce della Tua presenza consolante.
Ti preghiamo, concedi allo Yemen la Tua pace, la Tua provvidenza e la guarigione da ogni ferita. Affidiamo a Te ogni madre, padre, bambino, fiduciosi che il Tuo amore sia più forte di ogni dolore.
Abbi pietà, Signore, e ascolta la nostra supplica per lo Yemen affamato. Amen.
Spiegazione della Preghiera
1. Contesto spirituale e dottrinale della preghiera
Questa preghiera si colloca nell’alveo della tradizione cristiana che invoca la misericordia divina a favore di chi soffre. Nell’invocare Gesù Misericordioso, la preghiera si ancora profondamente nella rivelazione evangelica della misericordia, “cuore pulsante del Vangelo” – come spesso ricorda papa Francesco (cfr. Misericordiae Vultus, 12). L’invocazione si sviluppa nella scia della spiritualità cristocentrica, e in particolare nel culto moderno al Cuore di Gesù e alla Divina Misericordia (diffusa tramite santa Faustina Kowalska), che invita i credenti a confidare nell’amore compassionevole di Cristo: “Gesù, confido in Te”.
Dottrinalmente, la preghiera richiama le opere di misericordia corporali e spirituali, pilastri della prassi cristiana fin dai tempi apostolici (cfr. Mt 25,35-40: “avevo fame e mi avete dato da mangiare...”). L’invocazione per il popolo dello Yemen si radica nel comando evangelico di amare il prossimo senza confini di etnia o religione, a imitazione dell’amore universale del Signore. Si collega al dovere della preghiera di intercessione, che la Chiesa considera una delle funzioni primarie dei fedeli (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, 2634).
2. I destinatari a cui è rivolta e perché
La preghiera è rivolta direttamente a Gesù Cristo, invocato con i titoli significativi di “Misericordioso” e “di infinita Misericordia”. Scegliere Cristo come destinatario esplicito rinnova la coscienza della Sua compassione per ogni dolore umano, rivelata in molti passi evangelici:
«Venendo Gesù, vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.» (Mt 14,14)
L’appello si rivolge a Gesù non solo come modello di misericordia, ma come intercessore e Salvatore, capace di trasformare il cuore umano e intervenire nelle situazioni più disperate. La scelta di rivolgersi a Cristo nasce dalla fede nella Sua potenza redentrice e nella Sua solidarietà a ogni sofferenza, come ricorda anche il magistero:
«Nessuno va al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6).
L'invocazione si conclude con la richiesta “Abbi pietà, Signore”, usando la forma tipica della preghiera cristiana di supplica (“Kyrie eleison”), richiamando la liturgia e radicandosi nell’esperienza del popolo credente.
3. I beneficiari per cui intercede e i bisogni spirituali/fisici che affronta
La preghiera si concentra sul popolo dello Yemen, con particolare attenzione ai “fratelli e sorelle” che soffrono a causa di guerra e carestia. I beneficiari diretti sono dunque gli sventurati, i poveri, i malati, i bambini, le madri, i padri yemeniti, inclusi soprattutto gli innocenti (“i piccoli”) che pagano il prezzo più alto della crisi.
I bisogni affrontati sono di ordine sia materiale che spirituale:
- Cibo (“pane a chi ha fame”)
- Acqua (“acqua a chi ha sete”)
- Rifugio e sicurezza (“dona loro rifugio”)
- Speranza e consolazione (“la luce della Tua presenza consolante”)
- Pace e guarigione da ogni ferita
Vengono richiesti anche il risveglio della solidarietà e della volontà di pace tra i potenti e i popoli, estendendo la supplica non solo alle vittime ma anche a coloro che possono contribuire al cambiamento sociale e politico.
La preghiera si rivolge implicitamente anche a chi prega, invitandolo a sentirsi responsabile e solidale verso la sofferenza altrui, in forza della “comunione dei santi”.
4. I temi teologici principali, con citazioni bibliche e patristiche
La preghiera è densa di tematiche teologiche fondamentali:
- Misericordia: Gesù è visto come fonte inesauribile di misericordia, in linea con la rivelazione evangelica e la tradizione della Chiesa.
“Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6,36).
- Compassione per chi soffre: La preghiera si ispira al Gesù che si commuove davanti alla sofferenza umana.
«E vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore senza pastore» (Mt 9,36).
- Pace: La pace è invocata come dono divino e frutto dell’impegno umano.
«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27).
- Speranza: In un contesto drammatico, si domanda la grazia della speranza cristiana.
- Misericordia verso i piccoli: Cristo mostra sempre particolare cura per i bambini e gli ultimi.
«Chi accoglie uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me» (Mc 9,37).
- Solidarietà universale: Ogni sofferenza riguarda il Corpo di Cristo e la Chiesa è chiamata a intercedere e a soccorrere.
In tradizione patristica, san Giovanni Crisostomo insegna:
«La preghiera per il prossimo ottiene grandi benefici: quando preghiamo per altri, Dio rivolgerà la Sua misericordia anche su di noi» (Hom. in Matth. 44,3).
Il Catechismo insegna inoltre che la preghiera di intercessione “non conosce frontiere” e deve avere “un cuore che abbraccia la misericordia di Dio” (CCC, 2635).
5. Genere di preghiera e collocazione nella tradizione liturgica
La formula è tipicamente una preghiera di intercessione, con elementi di supplica e implorazione (“Ti imploriamo... Abbi pietà... ascolta la nostra supplica”), incentrata su un bisogno urgente e concreto. Accoglie anche aspetti di lamentazione (espressione di dolore davanti alle sofferenze), promessa di affidamento (“Affidiamo a Te...”), e una velata domanda di lode per la misericordia operata da Dio.
Nella tradizione liturgica, questa preghiera si inserisce nella tipologia delle “preghiere per la pace”, usate durante le “Preghiere dei fedeli” in Messa, nelle veglie, nelle giornate di digiuno e preghiera per le popolazioni colpite da calamità. Assume anche valore nei momenti di adorazione eucaristica, nei vespri, o durante incontri ecumenici e interreligiosi orientati alla pace mondiale.
6. Indicazioni pratiche: uso personale, comunitario e nei tempi dell’anno liturgico
Questa preghiera può essere adottata sia individualmente che in forma comunitaria:
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Nella preghiera personale:
- Recitandola come parte della propria intercessione quotidiana, specialmente nella meditazione del mattino o della sera.
- Può essere usata durante l’Adorazione eucaristica, la recita del Rosario (ad es. dopo ogni decina), o durante la Coroncina della Divina Misericordia (in particolare nella preghiera del 3 aprile - Festa della Divina Misericordia).
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Nella preghiera comunitaria:
- Inserita come preghiera dei fedeli nelle celebrazioni eucaristiche, soprattutto in giornate dedicate alla pace o alle missioni (“Giornata di preghiera e digiuno per la pace”).
- Nelle veglie di preghiera per le vittime dei conflitti o nei gruppi caritativi parrocchiali.
- Durante iniziative ecumeniche o interreligiose volte alla solidarietà tra gli uomini.
Dal punto di vista liturgico, è consigliabile recitarla soprattutto:
- Nel Tempo di Quaresima, periodo penitenziale sensibile alle sofferenze del mondo.
- Nelle ricorrenze dedicate a santi della misericordia (santa Faustina, san Vincenzo de’ Paoli, Madre Teresa).
- In occasione delle emergenze internazionali proclamate dalla Chiesa (giornate di preghiera o raccolte fondi).
Per dare maggiore efficacia, la preghiera può essere accompagnata da gesti di solidarietà concreta – come il digiuno, la carità, il coinvolgimento in progetti di solidarietà internazionale – rendendo così la supplica una “carità operosa”, secondo i consigli di san Giacomo (“Mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede” – Gc 2,18).
Usare questa preghiera significa, infine, unirsi al cuore del Cristo compassionevole e mantenere viva la responsabilità cristiana verso coloro che gemono nell’oscurità, testimoniando un amore che abbraccia il mondo intero.
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