Lamento a Dio con Santa Liduina di Schiedam per chi soffre di malattie rare
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O Santa Liduina di Schiedam, tu che hai conosciuto il peso di una sofferenza invisibile e quotidiana, guarda a noi, malati rari, dispersi e spesso dimenticati.
Lungo sentieri di solitudine e dolore camminiamo, smarriti tra diagnosi incerte e cure che tardano ad arrivare. La stanchezza ci assale, la disperazione ci sfiora, e il cuore si chiede: “Perché proprio a me?”
O santa paziente, insegnaci la speranza che non si spegne nel dolore, donaci la grazia di unire la nostra sofferenza a quella di Cristo, perché anche attraverso le nostre ferite possa nascere la luce.
Tu che hai portato per anni il peso dell’incomprensione, ottienici il coraggio di non nascondere il nostro pianto, ma di offrirlo come preghiera: fa’ che la nostra fragilità diventi ponte verso Dio e balsamo per altri cuori sofferenti.
Santa Liduina, nel buio della notte e nel tormento del corpo, resta accanto a noi: consola chi si sente solo, soccorri chi non trova risposte, e dona al mondo occhi attenti alla nostra fatica.
Trasforma il nostro lamento in speranza, e il dolore in fede, perché insieme a te possiamo dire: “Nella prova io non sono solo, Egli è con me”.
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Spiegazione della Preghiera
1. Il contesto spirituale e dottrinale della preghiera
Questa preghiera a Santa Liduina di Schiedam nasce in un contesto profondamente segnato dalla realtà della sofferenza, della malattia invisibile e, in particolare, delle “malattie rare”. La spiritualità che la anima è radicata nell’esperienza cristiana della croce, dove la sofferenza umana – lungi dall’essere priva di senso – diventa luogo privilegiato di incontro con Cristo e di partecipazione al suo mistero pasquale. Nella tradizione della Chiesa, i santi che hanno vissuto grandi dolori vengono invocati come intercessori particolarmente sensibili alle sofferenze dei malati.
La dottrina cattolica vede nella sofferenza non un castigo, ma una situazione esistenziale in cui la persona può unirsi al sacrificio di Gesù e, così facendo, “completare nella propria carne quello che manca ai patimenti di Cristo in favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). La preghiera riflette questa consapevolezza, chiedendo la grazia di unire la nostra sofferenza a quella di Cristo e di farne un canale di luce per gli altri.
Santa Liduina di Schiedam (1380-1433) fu una mistica olandese, patrona dei malati cronici e delle “malattie oscure”. Rimasta invalida in seguito a una caduta, visse trentotto anni di dolori estremi, spesso incomprese o sospettate dagli altri. Accolse la sua croce in spirito di offerta e intercessione, diventando esempio di pazienza e di speranza teologale. La sua vicenda storica, unita all’assoluta marginalità dei “malati rari”, offre il quadro di riferimento spirituale per questa supplica.
2. I destinatari a cui è rivolta e perché
La preghiera è rivolta a Santa Liduina di Schiedam, una delle figure più rappresentative nel culto cristiano dell’assistenza agli infermi, in particolare quelli che vivono malattie incomprese, condizioni croniche, invisibilità sociale ed esclusione. A lei ci si indirizza come a una sorella spirituale e intercessora, nella fiducia che “chi ha sofferto” sa comprendere e accogliere le domande, le ferite e i limiti degli altri malati.
Liduina è riconosciuta dalla Chiesa come patrona dei malati cronici, degli sfortunati, di chi soffre dolori invisibili e prolungati. La preghiera la chiama santa paziente, «tu che hai conosciuto il peso di una sofferenza invisibile e quotidiana», proprio perché la sua esistenza testimonia la possibilità di una santità generata nella prova, nel nascondimento, nell’accettazione e nell’offerta della sofferenza. In quanto tale, la destinataria è invocata sia come esempio da imitare che come mediatrice di grazie presso Dio.
3. I beneficiari per cui intercede e i bisogni spirituali/fisici affrontati
La preghiera si rivolge esplicitamente a favore dei malati rari: uomini, donne e bambini che, affetti da patologie poco diffuse o sconosciute, spesso sono invisibili agli occhi della società e talora anche agli stessi sistemi sanitari. Ci sono riferimenti forti alla solitudine, allo smarrimento tra «diagnosi incerte e cure che tardano ad arrivare». I beneficiari sono definiti come “dispersi e spesso dimenticati”, esprimendo la condizione esistenziale e sociale di molti malati rari che, oltre al dolore fisico, vivono isolamento, incomprensione e incertezza.
I bisogni affrontati sono molteplici:
- Fisici: dolore, mancanza di cure adeguate, spossatezza cronica, sintomi molteplici e invalidanti.
- Psicologici: stanchezza, disperazione, solitudine, la domanda “Perché proprio a me?”.
- Spirituali: ricerca di senso, speranza che non si spenga, desiderio di vivere la malattia senza rassegnazione né disperazione.
4. I temi teologici principali, con eventuali citazioni bibliche o patristiche pertinenti
Questa invocazione è ricca di temi biblici e patristici. In primo luogo, la partecipazione alle sofferenze di Cristo:
«Donaci la grazia di unire la nostra sofferenza a quella di Cristo, perché anche attraverso le nostre ferite possa nascere la luce.»Questo richiama l’insegnamento di san Paolo:
«Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi, e do compimento a quello che dei patimenti di Cristo manca nella mia carne, a favore del suo corpo, che è la Chiesa.» (Col 1,24)
Un tema centrale è anche la “speranza nella prova”. Santa Liduina è chiesta di «insegnare la speranza che non si spegne nel dolore». Questa è la virtù di chi — secondo la lettera ai Romani (Rm 5,3-5) — «si vanta anche delle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza». La speranza è sostenuta non dal successo umano, ma dalla fede nella presenza di Cristo nella sofferenza.
La comunione della Chiesa nella fragilità è un altro tema forte: la nostra debolezza e il nostro pianto possono essere “offerti come preghiera” — e ciò richiama la spiritualità monastica del “sacrificio di lode nella notte”, come testi antichi testimoniano:
«Il sacrificio a Dio è uno spirito contrito: tu, o Dio, non disprezzi un cuore contrito e affranto.» (Salmo 51,19)
Alla base vi è la valorizzazione della fragilità («fa’ che la nostra fragilità diventi ponte verso Dio e balsamo per altri cuori sofferenti.»), una tematica cara pure ai Padri della Chiesa. Per esempio, san Cipriano afferma:
«Nella debolezza umana, la potenza di Dio si manifesta più chiaramente.»
Infine, la preghiera termina con una nota di fede e consolazione: «Nella prova io non sono solo, Egli è con me». È il cuore della promessa evangelica: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.” (Mt 28,20)
5. Il genere di preghiera e la sua collocazione nella tradizione liturgica
Questa orazione appartiene principalmente al genere dell’intercessione, poiché chiede a Santa Liduina di pregare per i malati rari, di sostenerli e di consolarli. Tuttavia, in essa si trovano elementi di lode alla santa per l’esempio dato, di supplica nei momenti di crisi, e di offerta penitenziale (il pianto e la sofferenza sono trasformati in preghiera).
Liturgicamente, la preghiera a Santa Liduina ha soprattutto un posto nella devozione popolare e nei momenti di preghiera per i malati. Non esiste un formulario ufficiale nell’attuale Messale Romano o Liturgia delle Ore, ma spesso viene recitata in gruppi di sostegno ai pazienti, in ospedali e durante le giornate mondiali dedicate alle malattie rare (ad esempio il 28 febbraio).
Nelle tradizioni locali, può essere inserita come orazione conclusiva di una novena, all’interno della liturgia della Parola in una Messa dedicata ai sofferenti, oppure durante l’adorazione eucaristica con intenzioni di guarigione e conforto.
6. Indicazioni pratiche: uso personale, comunitario e nei tempi liturgici
Questa preghiera può essere usata in molteplici modalità, sia a livello personale che comunitario. Di seguito alcune indicazioni pratiche:
- Preghiera personale: Il malato stesso o chi lo assiste può recitarla nei momenti di sconforto, facendo una pausa su ciascuna invocazione per trasformarla in domanda personale aperta al Signore.
- Preghiera comunitaria: Può essere letta in incontri di gruppi di sostegno, nelle parrocchie dove si raccolgono le intenzioni dei malati, o durante ritiri spirituali focalizzati sulla sofferenza e la speranza cristiana.
- Durante la liturgia: Può essere inserita come orazione dei fedeli nella Messa (specialmente nel giorno della memoria liturgica di Santa Liduina, il 14 aprile), o durante la Giornata Mondiale delle Malattie Rare (28 febbraio).
- Novene: Utilissima come preghiera quotidiana a chiusura di una novena in onore di Santa Liduina, chiedendo grazie particolari per casi gravi o non diagnosticati.
- Adorazione eucaristica: Può essere meditata durante momenti di silenzio, accompagnando le riflessioni sulla croce e la resurrezione di Cristo.
Nel corso dell’anno liturgico, la preghiera risulta particolarmente adatta durante la Quaresima e la Settimana Santa, periodi nei quali la Chiesa riflette sul mistero redentivo della sofferenza, ma anche nei tempi ordinari, come sostegno continuativo a chi vive la malattia. Può essere inoltre proposta nei momenti di celebrazione del sacramento dell’unzione degli infermi o durante le benedizioni ai malati.
Infine, è bene ricordare che la preghiera, recitata con fede, può essere un potente balsamo di speranza “perché insieme a te possiamo dire: Nella prova io non sono solo, Egli è con me”. In quest’ultima espressione si racchiude il cuore della spiritualità cristiana del dolore: la presenza di Dio che, nella notte della sofferenza, non abbandona chi soffre.
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