Lode a Dio per l'umiltà di San Juan Diego
Ascolta la Preghiera
O Dio Altissimo,
noi Ti lodiamo con cuore umile e semplice.
In Te è la vera grandezza, in Te l’amore puro.
Donaci, Signore, il gusto per ciò che è piccolo,
la forza di riconoscere la nostra fragilità e di accogliere ogni giorno il Tuo dono.
Ti rendiamo grazie per ogni gesto di bontà nascosto,
per i silenzi che parlano di pace e per le mani che operano nel nascondimento.
Rendi il nostro cuore docile e le nostre parole semplici e vere,
affinché nella nostra piccolezza risplenda la Tua gloria.
Signore Gesù,
che hai scelto la via dell’umiltà e della semplicità,
insegnaci a seguire i Tuoi passi,
a vivere nel servizio e nella mitezza,
ad amare senza cercare ricompensa.
Padre Buono,
ascolta la nostra lode e fa’ della nostra vita un canto di umiltà e semplicità,
perché ogni nostra azione sia a Tuo onore, oggi e nei secoli dei secoli.
Amen.
Spiegazione della Preghiera
1. Il contesto spirituale e dottrinale della preghiera
Questa preghiera si inserisce profondamente nel solco della spiritualità cristiana che esalta l’umiltà, la semplicità e la piccolezza come vie privilegiate per incontrare Dio e vivere secondo il Vangelo. Fin dalle origini, la tradizione cristiana — sia occidentale che orientale — riconosce nella scelta del nascondimento, del servizio silente e dell’umile accettazione della propria fragilità una perfetta imitazione di Cristo, il quale “svuotò se stesso assumendo la condizione di servo” (Fil 2,7). Il testo richiama fortemente la dottrina evangelica dei “poveri in spirito” (Mt 5,3) e si ispira alle tradizioni monastiche e francescane che vedono nell’umiltà e nella semplicità non solo virtù morali ma vere e proprie vie di santificazione.
Teologicamente, questa preghiera parte dal riconoscimento della grandezza e della bontà di Dio, che trasforma la piccolezza e la debolezza degli uomini in dimora della sua gloria. Risuona qui il principio paolino: “La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza” (2Cor 12,9). Non si tratta solo di un ideale ascetico ma di una realtà spirituale: Dio predilige l’umile e si rivela nei piccoli (cfr. Mt 11,25; Lc 1,52). Nella prospettiva patristica, la vera grandezza e gloria umana consiste nel riconoscere che tutto è dono, suscitando così la lode e il ringraziamento nel cuore del credente.
2. I destinatari a cui è rivolta e perché
La preghiera si rivolge primariamente a Dio, chiamato Altissimo, al Signore Gesù e al Padre Buono. L’uso di questi titoli sottolinea sia il senso della trascendenza (“Dio Altissimo”) sia la familiarità filiale (“Padre Buono”) introdotta dalla fede cristiana. Rivolgendosi al Cristo che ha scelto la via dell’umiltà e della semplicità, il credente riconosce in Gesù il modello perfetto cui conformarsi, ma insieme chiede l’aiuto dello Spirito per poterlo imitare.
Questa preghiera può essere utilizzata sia da singoli fedeli che da comunità, specialmente da chi desidera crescere nelle virtù evangeliche dell’umiltà e del servizio nascosto. Non è quindi riservata solo a religiosi o consacrati, ma si adatta a ogni battezzato che aspira a far trasparire la “gloria di Dio” nella vita di tutti i giorni, nelle piccole cose e nei gesti anonimi.
3. I beneficiari per cui intercede e i bisogni spirituali/fisici che affronta
Nel suo contenuto, la preghiera intercede soprattutto per chi sente il bisogno di:
- Riconoscere la propria fragilità e vivere con umiltà
- Imparare il “gusto per ciò che è piccolo”, cioè saper apprezzare i doni nascosti e i gesti ordinari
- Trovare forza nella debolezza quotidiana
- Avere un cuore docile e parole semplici e vere
- Lodare e ringraziare Dio anche nei momenti e nei luoghi meno appariscenti
La preghiera affronta bisogni prevalentemente spirituali, come il desiderio di interiorizzare la piccolezza evangelica, di trovare pace nel silenzio, di imparare a servire senza ricercare ricompensa. Tuttavia si collega anche a bisogni concreti: il riconoscimento della propria fragilità può offrire conforto e sostegno a chi vive momenti di prova, solitudine o invisibilità sociale. Nel chiedere la docilità e la semplicità del cuore, il credente si prepara ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana con spirito di abbandono e di fiducia nella Provvidenza divina.
4. Temi teologici principali con citazioni bibliche o patristiche
La preghiera è ricca di temi teologici centrali:
- Umiltà cristiana: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29). L’umiltà è qui percepita sia come riconoscimento della grandezza di Dio che come disponibilità a lasciarsi plasmare dalla sua volontà.
- Semplicità e piccolezza: “Chi si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18,4); “La sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio” (1Cor 3,19).
- Il dono nascosto: “Quando fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra” (Mt 6,3-4). La preghiera ringrazia per “ogni gesto di bontà nascosto”, celebrando la santità del quotidiano e del non appariscente.
- Docilità e mitezza: “Beati i miti, perché erediteranno la terra” (Mt 5,5).
- La gloria di Dio nella debolezza umana: “Perché nella nostra piccolezza risplenda la Tua gloria”. Sant’Agostino affermava:
“Dio dà grandezza agli umili, ma non sopporta i superbi.”
“Felice e beato è il servo che non ha piacere e gioia se non nelle parole e nelle opere del Signore.”
5. Genere di preghiera e collocazione nella tradizione liturgica
Questa preghiera unisce diversi generi di orazione:
- Lode: Adorazione della grandezza di Dio e riconoscimento della sua gloria.
- Ringraziamento: Per i doni nascosti e i gesti silenziosi di bene.
- Intercessione: Invocazione dei doni di umiltà, docilità e semplicità per sé e per altri.
- Penitenza e conversione: Implicita nel chiedere aiuto a riconoscere e accogliere la propria fragilità.
Non si tratta di una preghiera “ufficiale” della liturgia, ma per il suo contenuto può facilmente trovare spazio nella preghiera personale, negli incontri comunitari, in momenti di lectio divina, ritiri spirituali o nella liturgia delle Ore (ad esempio, come preghiera conclusiva dopo le Lodi o i Vespri). Si accorda perfettamente con il tema della piccolezza evangelica particolarmente caro alle stagioni dell’Avvento, Quaresima o durante le memorie di santi legati all’umiltà (Francesco d’Assisi, Teresa di Lisieux, Carlo Acutis).
6. Indicazioni pratiche per l’uso personale e comunitario
Per valorizzare questa preghiera nella vita personale e comunitaria è utile attenersi ad alcuni suggerimenti:
- Nella preghiera personale:
- Recitarla ogni mattina per chiedere la grazia di vivere la giornata nella piccolezza evangelica.
- Ripeterla nei momenti di scoraggiamento, quando pesa la consapevolezza della propria fragilità.
- Collegarla alla meditazione su brani evangelici riguardanti l’umiltà e il servizio (Mt 5-7; Gv 13,1-17).
- Nella preghiera comunitaria:
- Usarla come preghiera finale di incontri di gruppo, catechesi o ritiri su temi di umiltà e servizio.
- Integrarla nei momenti di adorazione eucaristica o nelle “celebrazioni della Parola”.
- Proporla nelle celebrazioni in cui si commemorano santi testimoni della piccolezza evangelica.
- Nei tempi forti dell’anno liturgico:
- Durante l’Avvento, come preparazione alla nascita di Gesù che si fa piccolo per noi.
- Nella Quaresima, come atto di conversione e rinnovamento spirituale.
In sintesi, questa preghiera aiuta a custodire nel cuore del fedele la centralità della vera grandezza evangelica: non quella dell’apparenza o delle conquiste umane, ma quella dell’umile apertura a Dio, da cui tutto promana e a cui, nella semplicità, tutto ritorna in lode, gratitudine e servizio al prossimo.
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