Dialogo semplice con San Giovanni Bosco per gli Educatori dei giovani
Caro Don Bosco, padre e maestro della gioventù, mi avvicino a te con il cuore aperto, quasi fossi qui, seduto accanto a me, nella confidenza di un figlio. Ho bisogno di parlarti, di chiederti consiglio, per tutti noi che ogni giorno incontriamo i giovani.
Guardo i nostri ragazzi di oggi, così pieni di vita, di domande, ma anche così esposti a mille distrazioni. Come possiamo, noi insegnanti, guidarli nella loro formazione spirituale? Come possiamo aiutarli a trovare un senso profondo, a sentire la voce di Dio in un mondo che spesso parla solo di superficialità e rumore? Qual è il tuo segreto per seminare la fede nei loro cuori, affinché non sia solo un'idea, ma una forza viva che li accompagna nella vita?
A te affido le nostre fatiche quotidiane: la stanchezza che a volte ci assale, la frustrazione quando le nostre parole sembrano non arrivare, la preoccupazione per chi si perde, la difficoltà di toccare ogni cuore con la giusta scintilla. Ma ti affido anche le nostre grandi speranze: la gioia di vedere un giovane crescere in umanità e fede, di cogliere un segno di conversione, di assistere a piccoli, ma profondi, cambiamenti. Parlo per tutti noi, insegnanti, catechisti e animatori, che ci dedichiamo con passione a questa missione educativa.
Don Bosco, tu avevi una chiave speciale per entrare nell'anima dei ragazzi, per amarli e farli sentire amati, conducendoli così quasi naturalmente a Gesù. Qual era la tua pedagogia del cuore, il tuo metodo per una vera e duratura formazione spirituale che fioriva in gioia e impegno per il bene? Insegnaci a parlare al loro cuore con la tua stessa carità e intelligenza educativa.
Ti prego, illumina il nostro cammino. Donaci la tua passione, la tua pazienza instancabile e la tua santa allegria. E infine, ti affido con tutto il cuore tutti i giovani che ci sono affidati, quelli che incontriamo ogni giorno e quelli che ancora incontreremo. Siano sempre sotto la tua paterna protezione, guidati a scoprire il loro valore, a crescere nella fede e nell'amore, e a portare Gesù nel mondo.
Spiegazione della Preghiera
1. Il contesto spirituale e dottrinale della preghiera
La preghiera rivolta a Don Bosco, "padre e maestro della gioventù", si inserisce profondamente nella tradizione spirituale e dottrinale della Chiesa cattolica, in particolare nella venerazione dei santi e nel carisma educativo-pastorale che San Giovanni Bosco ha incarnato in modo esemplare. Essa non è un atto di adorazione, riservato unicamente a Dio, ma una preghiera di intercessione, di supplica e di affidamento, attraverso la quale l'orante e la comunità si rivolgono a un santo riconosciuto per la sua particolare vicinanza a Dio e per il suo modello di vita cristiana.
Il contesto dottrinale si fonda sulla dottrina della Comunione dei Santi, che unisce la Chiesa pellegrina sulla terra, la Chiesa purgante e la Chiesa trionfante in cielo. I santi, pur avendo concluso il loro cammino terreno, continuano a intercedere per noi presso Dio. Come recita il Catechismo della Chiesa Cattolica al n. 956: «L'intercessione dei santi non è, pertanto, un'ingerenza, bensì un aiuto alla nostra debolezza, un sostegno al nostro cammino, un rafforzamento della nostra fede». In questo senso, Don Bosco è invocato come un potente intercessore e una guida spirituale dal "paradiso", un ponte tra le fatiche terrene dell'educazione e la grazia divina.
Inoltre, la preghiera riflette la specifica spiritualità salesiana, incentrata sulla pedagogia preventiva di Don Bosco, che si basa su tre pilastri: ragione, religione e amorevolezza. Questi principi permeano la richiesta degli educatori, che cercano una "chiave speciale" per entrare nell'anima dei ragazzi, "amarli e farli sentire amati", conducendoli "quasi naturalmente a Gesù". La pedagogia salesiana è profondamente cristocentrica, mirando alla formazione integrale del giovane, affinché possa diventare un "buon cristiano e onesto cittadino". Questa prospettiva dottrinale valorizza l'educazione non solo come trasmissione di conoscenze, ma come percorso di crescita umana e spirituale, orientato alla santità.
Il titolo di "padre e maestro" attribuito a Don Bosco non è casuale. È un riconoscimento della sua paternità spirituale e del suo magistero educativo, che continua a ispirare generazioni di educatori. Questa paternità è espressione dell'amore di Dio che si manifesta attraverso i suoi servi fedeli, come ricordava San Paolo: «Anche se infatti aveste diecimila pedagoghi in Cristo, non avete però molti padri; sono io che vi ho generati in Cristo Gesù mediante il Vangelo» (1 Cor 4,15). Don Bosco, con la sua vita e la sua opera, ha generato in Cristo innumerevoli giovani e continua a farlo attraverso la sua famiglia religiosa e tutti coloro che ne seguono le orme.
2. I destinatari a cui è rivolta e perché
La preghiera è rivolta in modo diretto e intimo a Don Bosco, designato con gli appellativi affettuosi e profondamente significativi di "padre e maestro della gioventù". La scelta di Don Bosco come destinatario di questa supplica non è casuale, ma radica nella sua storia, nel suo carisma e nella sua riconosciuta santità, specialmente nel campo dell'educazione e della cura pastorale dei giovani.
Don Bosco è invocato come "padre" perché ha incarnato una paternità spirituale esemplare. Ha amato i suoi ragazzi con un amore che superava quello di un genitore, dedicando tutta la sua vita al loro bene integrale. Questa paternità si è manifestata nella sua capacità di accogliere, comprendere, guidare e accompagnare i giovani, soprattutto quelli più bisognosi ed emarginati, verso la scoperta del loro valore e del loro percorso di vita in Dio. L'orante si avvicina a lui "nella confidenza di un figlio", riconoscendo in lui una figura paterna autorevole ma anche tenera e accessibile.
È chiamato "maestro" per la sua innovativa e santa pedagogia, un "metodo per una vera e duratura formazione spirituale che fioriva in gioia e impegno per il bene". Don Bosco non è stato solo un uomo di fede e di carità, ma un vero e proprio educatore, un pioniere nel campo della didattica e della formazione professionale, il cui "sistema preventivo" è ancora oggi studiato e applicato in tutto il mondo. La preghiera chiede esplicitamente di imparare da lui la sua "pedagogia del cuore" e la sua "intelligenza educativa".
L'orante si rivolge a Don Bosco perché lo riconosce come un modello ineguagliabile e un intercessore privilegiato presso Dio per le questioni che riguardano i giovani e la loro educazione. C'è la convinzione profonda che, essendo egli stesso vissuto e santificato proprio in questa missione, abbia una comprensione unica delle sfide e delle gioie che comporta. La richiesta di "consiglio", di "illuminare il cammino" e di "donare la sua passione, pazienza e santa allegria" dimostra la fede nella sua capacità di agire non solo come ispiratore, ma anche come un autentico tramite della grazia divina.
In sintesi, Don Bosco è il destinatario ideale perché:
- Ha vissuto una santità esemplare al servizio della gioventù, con un carisma specifico riconosciuto dalla Chiesa.
- La sua "pedagogia del cuore" e il suo sistema educativo sono una fonte inesauribile di ispirazione e guida pratica.
- La sua figura di "padre" infonde confidenza e sicurezza, rendendolo un interlocutore accogliente e comprensivo.
- Come santo in cielo, gode della piena visione di Dio e può intercedere efficacemente per le necessità degli educatori e dei giovani sulla terra, sostenendo la Chiesa militante nel suo compito educativo.
3. I beneficiari per cui intercede e i bisogni spirituali/fisici che affronta
Questa preghiera, pur essendo pronunciata in prima persona ("mi avvicino", "ho bisogno"), si fa portavoce di una comunità più ampia e intercede per due principali categorie di beneficiari, affrontando una vasta gamma di bisogni spirituali e, indirettamente, anche fisici ed esistenziali.
A. I beneficiari diretti: Gli educatori ("noi insegnanti, catechisti e animatori")
La preghiera è esplicitamente formulata a nome di "noi insegnanti, catechisti e animatori, che ci dedichiamo con passione a questa missione educativa". Questi sono coloro che quotidianamente si confrontano con la realtà giovanile e sentono il peso e la responsabilità della loro missione. I bisogni che la preghiera espone per loro sono molteplici:
- Guida e consiglio nella formazione spirituale: Come possiamo guidarli a trovare un senso profondo, a sentire la voce di Dio? Qual è il tuo segreto per seminare la fede? Questa è la domanda centrale che riflette la sfida più grande degli educatori cristiani oggi: come trasmettere una fede viva in un contesto secolarizzato.
- Superare le fatiche quotidiane: La preghiera affida a Don Bosco "le nostre fatiche quotidiane: la stanchezza che a volte ci assale, la frustrazione quando le nostre parole sembrano non arrivare, la preoccupazione per chi si perde, la difficoltà di toccare ogni cuore con la giusta scintilla". Sono le difficoltà intrinseche di ogni opera educativa, amplificate dalla complessità del mondo contemporaneo e dalla fragilità umana degli educatori stessi.
- Acquisire virtù e qualità specifiche: Si implora Don Bosco di "donarci la tua passione, la tua pazienza instancabile e la tua santa allegria". Queste sono le virtù pedagogiche per eccellenza, essenziali per un educatore efficace e gioioso. La "santa allegria" salesiana è un tratto distintivo, riconosciuto come frutto di una profonda unione con Dio e di un approccio positivo alla vita.
- Sostenere le grandi speranze: Nonostante le fatiche, gli educatori nutrono "le nostre grandi speranze: la gioia di vedere un giovane crescere in umanità e fede, di cogliere un segno di conversione, di assistere a piccoli, ma profondi, cambiamenti". La preghiera vuole rafforzare e proteggere queste speranze, che sono il motore della missione.
B. I beneficiari ultimi: Tutti i giovani
Il cuore pulsante della preghiera è l'affidamento di "tutti i giovani che ci sono affidati, quelli che incontriamo ogni giorno e quelli che ancora incontreremo". Questi sono i destinatari finali dell'azione educativa degli oranti e dell'intercessione di Don Bosco. I bisogni spirituali e esistenziali che la preghiera affronta per loro includono:
- Protezione paterna: "Siano sempre sotto la tua paterna protezione". Questo invoca la cura e la custodia di Don Bosco per i giovani, proteggendoli dai pericoli e dalle "mille distrazioni" del mondo attuale.
- Scoperta del valore personale: "Guidati a scoprire il loro valore". In un'epoca di omologazione e di bassa autostima, è fondamentale che i giovani comprendano la loro dignità intrinseca e il loro potenziale, doni di Dio.
- Crescita nella fede e nell'amore: "A crescere nella fede e nell'amore". Questo è il nucleo della formazione spirituale, che li porta a sviluppare una relazione autentica con Dio e con il prossimo. Si chiede che la fede non sia "solo un'idea, ma una forza viva".
- Missione e testimonianza: "E a portare Gesù nel mondo". L'obiettivo ultimo è che i giovani non siano solo destinatari, ma anche propagatori del Vangelo, diventando essi stessi strumenti di evangelizzazione e di bene nel loro ambiente. Questo si collega alla visione di Don Bosco dei giovani come "apostoli dei giovani".
La preghiera, quindi, intercede per una formazione spirituale integrale dei giovani, che affronti la loro sete di senso, li protegga dalle superficialità, li rafforzi nella fede e nell'amore, e li prepari a essere protagonisti positivi nella società e nella Chiesa. Contemporaneamente, essa è un forte sostegno per gli educatori, rinvigorendo la loro vocazione, alleviando le loro difficoltà e illuminando il loro cammino con la saggezza e la santità di Don Bosco.
4. I temi teologici principali, con eventuali citazioni bibliche o patristiche pertinenti
Questa preghiera condensa una ricca varietà di temi teologici che riflettono sia la spiritualità salesiana che principi fondamentali della fede cristiana. Analizziamone i principali:
A. La Paternità spirituale e la Mediazione dei Santi
Il tema della "paternità spirituale" di Don Bosco ("padre e maestro della gioventù") è centrale. Non si tratta di una paternità biologica, ma di una relazione profonda di guida e cura delle anime. San Paolo esprime un concetto simile quando dice: «Sono io che vi ho generati in Cristo Gesù mediante il Vangelo» (1 Cor 4,15). Don Bosco, attraverso il suo impegno educativo e la sua santità, ha generato molti alla vita di fede, diventando un modello di paternità che si dona per il bene altrui. Questa paternità si estende anche all'intercessione dal Cielo, sostenendo gli educatori e i giovani. Il Concilio Vaticano II, nella Lumen Gentium (n. 49), afferma che i santi "continuano ad intercedere per noi presso il Padre, offrendo i meriti che essi hanno acquistato sulla terra per mezzo di Gesù Cristo, unico Mediatore tra Dio e gli uomini (cf. 1 Tm 2,5)".
B. La Pedagogia dell'Amore e della Carità Pastorale
La preghiera chiede a Don Bosco la sua "pedagogia del cuore" e la capacità di "amarli e farli sentire amati". Questo tema riecheggia la centralità dell'amore (agape) nella teologia cristiana, che è il fondamento di ogni relazione, soprattutto quella educativa. «Sopra ogni cosa rivestitevi della carità, che è il vincolo di perfezione» (Col 3,14). La pedagogia salesiana si basa proprio sull'amorevolezza, su un amore che sa rendersi presente, paziente, comprensivo e che porta i giovani "quasi naturalmente a Gesù". Questo amore non è solo un sentimento, ma una scelta operosa, una carità pastorale che si manifesta nella dedizione instancabile e nella ricerca del vero bene dell'altro.
C. L'importanza della Formazione Spirituale Integrale
Il testo insiste sulla "formazione spirituale" dei giovani, chiedendo che trovino "un senso profondo, a sentire la voce di Dio" e che la fede sia "una forza viva". Questo concetto teologico sottolinea che l'educazione umana non può essere completa senza la dimensione spirituale. L'uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,27) e porta in sé un desiderio innato di trascendenza. La formazione spirituale mira a coltivare questa dimensione, aiutando i giovani a scoprire la loro identità di figli di Dio e il loro scopo nella vita. Come affermava San Paolo, la salvezza riguarda l'intera persona: «Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, sia conservata irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Ts 5,23).
D. Il Ruolo della Fede e l'Evangelizzazione dei Giovani
La preghiera esprime il desiderio di "seminare la fede nei loro cuori" affinché non sia "solo un'idea, ma una forza viva". La fede è presentata non come un mero assentimento intellettuale, ma come una relazione vitale con Dio che trasforma l'esistenza. «Senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa coloro che lo cercano» (Eb 11,6). L'opera educativa è dunque intrinsecamente evangelizzatrice, chiamata a presentare Gesù Cristo come la Via, la Verità e la Vita. I giovani, a loro volta, sono chiamati a "portare Gesù nel mondo", diventando essi stessi missionari, come indicato dal mandato finale di Cristo: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20).
E. La Gioia e la Speranza Cristiana
La richiesta di "santa allegria" e l'affidamento delle "grandi speranze" degli educatori rivelano la dimensione teologica della gioia e della speranza cristiana. La gioia non è superficialità, ma il frutto di una vita unita a Cristo, anche in mezzo alle difficoltà. «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti» (Fil 4,4). La speranza, invece, è la virtù teologale che ci fa desiderare e attendere il Regno dei Cieli e la vita eterna come nostra felicità, ponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e non nelle nostre forze (CCC 1817). La preghiera riconosce che l'educazione è un atto di speranza, confidando nella Provvidenza divina che opera anche attraverso le fatiche umane.
In conclusione, questa preghiera è un compendio di teologia pastorale giovanile, radicata nella fede, nella carità e nella speranza, e trova in Don Bosco un modello esemplare e un intercessore potente per la missione educativa della Chiesa.
5. Il genere di preghiera e la sua collocazione nella tradizione liturgica
La preghiera a Don Bosco si configura come una preghiera ricca di sfumature, collocandosi principalmente nel genere della preghiera di intercessione e supplica, ma includendo elementi di affidamento, invocazione devozionale e aspirazione personale/comunitaria.
A. Genere della Preghiera:
- Intercessione: La preghiera è chiaramente un atto di intercessione. L'orante, facendosi voce di "noi insegnanti, catechisti e animatori", intercede presso Don Bosco (e tramite lui presso Dio) per se stesso e per tutti i giovani. Si chiede aiuto per le "fatiche quotidiane" e per la "formazione spirituale" dei ragazzi. La frase "Ti prego, illumina il nostro cammino" è un'esplicita richiesta di intercessione per la grazia e il discernimento.
- Supplica/Implorazione: Numerose frasi esprimono una supplica: "Ho bisogno di parlarti, di chiederti consiglio", "Come possiamo, noi insegnanti, guidarli?", "Qual era la tua pedagogia del cuore?", "Donaci la tua passione, la tua pazienza instancabile". Sono richieste di aiuto, ispirazione e virtù necessarie per la missione educativa.
- Affidamento: Il testo include un profondo atto di affidamento: "A te affido le nostre fatiche quotidiane... Ma ti affido anche le nostre grandi speranze... ti affido con tutto il cuore tutti i giovani che ci sono affidati". Questo denota una fiducia totale nella protezione e nell'assistenza del santo.
- Invocazione Devozionale: L'apertura "Caro Don Bosco, padre e maestro della gioventù" e l'intimità espressa ("quasi fossi qui, seduto accanto a me, nella confidenza di un figlio") rivelano una profonda devozione personale e filiale verso il santo, riconoscendone la santità e l'influenza.
- Aspirazione/Desiderio: C'è un forte desiderio di emulazione delle virtù di Don Bosco: "Insegnaci a parlare al loro cuore con la tua stessa carità e intelligenza educativa", "Donaci la tua passione, la tua pazienza instancabile e la tua santa allegria". Questa è un'aspirazione a una maggiore santità e efficacia nella missione.
B. Collocazione nella Tradizione Liturgica:
Questa preghiera non fa parte del repertorio ufficiale della Liturgia della Chiesa (come la Messa, la Liturgia delle Ore o i Sacramenti), che sono atti di culto pubblico e comunitario celebrati a nome di tutta la Chiesa. Essa rientra piuttosto nella categoria delle preghiere devozionali o private, sebbene possa essere recitata anche in contesti comunitari.
- Preghiera extra-liturgica o devozionale: È una preghiera che nasce dalla pietà popolare e dalla devozione specifica verso un santo. È tipica della spiritualità di ordini religiosi (in questo caso, la Famiglia Salesiana) o movimenti e associazioni laicali che si ispirano a un particolare carisma.
- Preghiera personale o comunitaria informale: Può essere recitata individualmente per chiedere aiuto e ispirazione nel proprio impegno educativo. Può anche essere utilizzata in contesti comunitari meno formali, come riunioni di catechisti, incontri di animatori giovanili, assemblee di insegnanti di ispirazione cristiana, ritiri spirituali per educatori o momenti di preghiera in oratori e scuole salesiane. In tali contesti, essa assume un carattere di preghiera comune, rafforzando il senso di identità e missione condivisa.
- Espressione del carisma: La preghiera serve a mantenere viva la memoria e l'attualità del carisma salesiano, riproponendo i temi e i valori fondamentali della vita e dell'opera di Don Bosco. È un modo per attingere alla fonte spirituale del fondatore e per rinnovare l'impegno secondo il suo spirito.
In sintesi, pur non essendo parte della liturgia ufficiale, questa preghiera ha un valore profondo per la vita spirituale e apostolica di chi si dedica all'educazione dei giovani, fungendo da ponte tra la santità esemplare di Don Bosco e le esigenze concrete della missione educativa odierna.
6. Indicazioni pratiche: come usarla nella preghiera personale o comunitaria e nei tempi dell’anno liturgico
Questa preghiera, così ricca di contenuto e intrisa di spirito salesiano, può essere un faro prezioso nella vita di preghiera di chiunque si dedichi ai giovani. Ecco alcune indicazioni pratiche per utilizzarla sia a livello personale che comunitario, e in relazione ai tempi dell'anno liturgico.
A. Nella Preghiera Personale:
- Lettura Meditata: Leggere la preghiera lentamente, una frase alla volta, soffermandosi sulle parole e sui sentimenti che evocano. Chiedersi: "Quale parte di questa preghiera risuona di più con le mie attuali fatiche o speranze?", "Cosa Don Bosco mi direbbe oggi, seduto accanto a me?".
- Esame di Coscienza e Discernimento: Usare la preghiera come spunto per riflettere sul proprio operato educativo. Dove sono stato un "maestro" o un "padre"? Quali sono le mie "fatiche quotidiane" e come posso affidarle? Quali "grandi speranze" porto nel cuore per i giovani che mi sono affidati?
- Richiesta Specifica di Virtù: Quando ci si sente stanchi, frustrati o mancanti di pazienza, fermarsi sul passaggio: "Donaci la tua passione, la tua pazienza instancabile e la tua santa allegria" e invocarle con fiducia.
- Affidamento Quotidiano: Iniziare o terminare la giornata affidando a Don Bosco i giovani che si incontreranno o che si sono incontrati, chiedendo la sua protezione e guida. Questo può diventare un'abitudine spirituale che rafforza la propria missione.
B. Nella Preghiera Comunitaria:
- Riunioni di Educatori e Catechisti: Iniziare o concludere gli incontri di formazione o programmazione con questa preghiera. Può servire a unire gli spiriti, richiamare la specificità della vocazione educativa e affidare il lavoro comune. Una persona può leggere la preghiera e gli altri possono ripetere alcune frasi chiave o semplicemente ascoltare e meditare.
- Incontri di Gruppi Giovanili: Adattando il linguaggio o inserendo brevi riflessioni, la preghiera può essere proposta ai giovani stessi, invitandoli a pregare per i loro educatori e a riflettere sul significato della "formazione spirituale" e del "portare Gesù nel mondo".
- Momenti di Adorazione Eucaristica o Liturgie della Parola: In contesti salesiani o parrocchiali, questa preghiera può essere inserita come preghiera dei fedeli o come momento di riflessione dopo la lettura della Parola, specialmente in occasione di celebrazioni legate al mondo giovanile o all'educazione.
- Giornate di Ritiro o Formazione: Utilizzare la preghiera come filo conduttore per momenti di profonda riflessione e confronto sulle sfide e le gioie dell'educazione salesiana.
C. Nei Tempi dell'Anno Liturgico:
- Memoria di San Giovanni Bosco (31 gennaio): Questo è il momento più ovvio e significativo. La preghiera dovrebbe essere il fulcro di ogni celebrazione o incontro in questa data, rileggendola e meditando sul suo significato attuale.
- Inizio e Fine dell'Anno Scolastico/Catechistico: Momenti ideali per affidare a Don Bosco i progetti educativi, gli studenti, gli insegnanti e i catechisti per il cammino appena iniziato o concluso, ringraziando per i doni ricevuti e chiedendo forza per il futuro.
- Tempo Ordinario: Durante i lunghi periodi del Tempo Ordinario, la preghiera può essere una risorsa costante per la quotidianità dell'impegno educativo, che spesso non è fatto di grandi eventi ma di fedeltà e perseveranza nel "seminare la fede".
- Avvento e Natale: Questi tempi, incentrati sull'attesa e sulla venuta di Gesù, si prestano bene alla riflessione su come "seminare la fede" e aiutare i giovani a "sentire la voce di Dio" che si fa carne, proprio come Don Bosco desiderava portarli a Gesù.
- Quaresima e Pasqua: La Quaresima, tempo di conversione, e la Pasqua, di risurrezione, possono essere illuminate dalla preghiera chiedendo per i giovani la grazia di una "vera e duratura formazione spirituale" che porti a "segni di conversione" e a una vita nuova in Cristo.
- Mese Mariano (Maggio e Ottobre): Data la profonda devozione di Don Bosco a Maria Ausiliatrice, la preghiera può essere integrata con l'affidamento dei giovani alla protezione di Maria, "Madre e aiuto dei Cristiani", come faceva Don Bosco stesso.
L'importante è che l'utilizzo di questa preghiera non sia un mero rituale, ma un atto di fede vivo, che attinga all'eredità spirituale di Don Bosco per illuminare e sostenere la missione educativa nella Chiesa e nel mondo di oggi.
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