Lodi mattutine con i Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria
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Lodi a San Benedetto da Norcia, fondatore e guida della nostra vita comune
O San Benedetto, padre e maestro dei frati,
che hai saputo leggere nel cuore degli uomini la sete di Dio,
noi oggi ti invochiamo in questa preghiera di lode, raccolti come una sola famiglia nel nome del Signore.
Lodiamo Dio per il dono della vita fraterna,
perché nella comunione dei cuori e nella condivisione dei giorni
ci hai insegnato a servire, ad ascoltare e ad amare,
tra le mura del monastero, ma anche nelle strade del mondo.
O San Benedetto, con la tua Regola hai piantato nei nostri cuori
il seme della pazienza, della carità e dell'unità.
Fa' che la nostra vita in comunità sia sempre specchio fedele del Vangelo:
Là dove regnano l’umiltà e la preghiera,
dove si accolgono i fratelli con gioia,
dove si cerca il volto di Dio insieme—
fa’ che risplenda la tua sapienza,
e che nessuno si senta mai solo sul cammino.
Benedici, Signore, ogni frate che si dona con cuore sincero,
illumina i nostri giorni con la tua luce di fondatore,
perché possiamo essere, insieme, segno di comunione e amore per il mondo.
San Benedetto, prega per noi,
accompagnaci nella gioia della fraternità,
e guidaci ogni giorno nella via del dono reciproco,
perché con la vita comune possiamo dare gloria a Dio nei secoli dei secoli.
Spiegazione della Preghiera
1. Contesto spirituale e dottrinale della preghiera
La preghiera “Lodi a San Benedetto da Norcia, fondatore e guida della nostra vita comune” si inserisce all’interno della ricca tradizione monastica e spirituale cristiana, in particolare quella benedettina. Benedetto da Norcia (circa 480-547 d.C.) è considerato il patriarca del monachesimo occidentale per la sua Regola, uno dei testi fondamentali che hanno plasmato la vita religiosa e comunitaria per secoli.
Nel contesto spirituale, questa preghiera riflette e attualizza i valori ispirati dalla regola benedettina: ora et labora (prega e lavora), la centralità della vita comunitaria, il cammino verso Dio come itinerario fraterno, l’ascolto reciproco e lo spirito di servizio. Dottrinalmente, la preghiera incorpora il concetto di communio sanctorum: l’unità tra i membri della Chiesa, vivi e defunti, e la comunione dei santi come intercessori.
Viene utilizzato il linguaggio della lode, della supplica e dell’intercessione, propri della tradizione monastica e della liturgia delle Ore, suggerendo un contesto di preghiera comunitaria e personale, soprattutto nelle comunità religiose, ma anche tra i laici ispirati allo spirito benedettino.
La preghiera richiama anche i grandi temi della fraternità e della vita comune, così come insegnati dal Concilio Vaticano II, che rilancia il valore della comunità religiosa come segno profetico e testimonianza evangelica di carità e comunione in un mondo spesso segnato dall’individualismo.
2. I destinatari a cui è rivolta e perché
La preghiera si rivolge direttamente a San Benedetto da Norcia, come si evince sia dal titolo che dall’invocazione ripetuta nelle varie strofe. San Benedetto è interpellato sia come padre e maestro (espressione tradizionale della spiritualità benedettina) sia come fondatore di una regola che ancora oggi illumina e guida la vita di molte comunità.
Invocare i santi nella preghiera è una prassi consolidata nella Chiesa, basata sulla convinzione che i santi, ormai presso Dio, possono intercedere per i fedeli ancora in cammino e sostenere quanti cercano di rispecchiare nella propria vita il Vangelo di Cristo. Nel caso di San Benedetto, egli è ritenuto padre spirituale di tutti coloro che vivono o si ispirano alla vita comunitaria.
Anche il Signore è indirettamente invocato (“Benedici, Signore…”) attraverso San Benedetto come intermediario e modello.
3. I beneficiari per cui intercede e i bisogni spirituali/fisici che affronta
La preghiera assume un tono comunitario, evidenziando che i beneficiari principali sono:
- I singoli frati e i membri della comunità, ma anche le comunità religiose più ampie;
- Coloro che intendono vivere una vita di fraternità, servizio e dono reciproco (in particolare secondo la spiritualità benedettina, ma più in generale tutti i cristiani chiamati alla comunione);
Le richieste puntano non tanto a bisogni materiali quanto a necessità spirituali essenziali per la vita comune:
- La capacità di servire, ascoltare e amare sin da ora e per sempre;
- Il dono della vita fraterna, intesa come ideale e pratica da vivere giorno dopo giorno;
- L’umiltà, la preghiera costante e l'accoglienza gioiosa dei fratelli;
- Il superamento della solitudine (“nessuno si senta mai solo sul cammino”);
- La fedeltà e la perseveranza nel seguire la via di Cristo attraverso la comunità;
Con ciò la preghiera afferma che la vita spirituale non si costruisce da soli, ma con i fratelli. La grazia invocata è quella di essere specchio fedele del Vangelo nella vita quotidiana, nella semplicità e nella pazienza. In senso più ampio, la preghiera allude ai doni spirituali (gioia, sapienza, unità) che solo Dio può elargire e che sono necessari per navigare le sfide della convivenza e della testimonianza cristiana.
4. I temi teologici principali, con citazioni bibliche e patristiche pertinenti
La preghiera è ricca di elementi dottrinali e spirituali che meritano attenzione.
- La Vita Comune come Via di Santità: Il tema centrale è la chiamata a vivere secondo il Vangelo in comunità, eco di Atti 2,42-47 (“Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna […]”).
- L’umiltà e la carità: Tratti essenziali della Regola di San Benedetto e temi biblici: “Tutti siano accolti come Cristo” (Regola di S. Benedetto, cap. 53) e Rm 12,10: “amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda”.
- La ricerca di Dio: “quaerere Deum” è il criterio della Regola e di tutta l’esperienza monastica: “Cerca il volto del Signore” (Sal 27,8); “Nessuno si anteponga a Cristo” (Regola, cap. 72).
- L’unità e la comunione: “Perché siano una cosa sola, come noi siamo” (Gv 17,11); la vita fraterna è riflesso del mistero trinitario, tema caro anche ai Padri (ad esempio Gregorio Magno, “Dialoghi II, 36”, ritrae Benedetto come uomo di comunione).
- La preghiera come respiro della comunità: “Nulla si anteponga all’Opera di Dio” (Regola, cap. 43).
- Il servizio gioioso: “Ci hai insegnato a servire” si ricollega alle parole di Gesù: “Chi vuol essere il primo tra voi sia il servo di tutti” (Mc 10,44).
L’insieme richiama fedelmente la teologia monastica, identificando la comunità come segno di comunione e di amore per il mondo.
5. Il genere di preghiera e la sua collocazione nella tradizione liturgica
Si tratta prevalentemente di una preghiera di lode, come sottolineato fin dall’inizio (“preghiera di lode”), ma contiene anche elementi di suffragio (invocazione di intercessione) e di supplica (“fa’ che…”, “benedici…”).
Il genere è affine alle orazioni proprie delle Lodi mattutine o dei Vespri all’interno della Liturgia delle Ore, che scandisce la giornata monastica e accompagna la comunità nella preghiera comune e personale.
Nella tradizione benedettina e più in generale monastica, tali preghiere possono essere collocate nei momenti di suffragio comunitario (assemblee, capitoli conventuali), nelle feste di San Benedetto (21 marzo, 11 luglio), durante i riti di professione religiosa o negli anniversari della fondazione di una comunità.
6. Indicazioni pratiche: come usarla nella preghiera personale o comunitaria e nei tempi dell’anno liturgico
La preghiera può essere inserita efficacemente in diversi contesti:
- Nella preghiera comunitaria: All’inizio o al termine della Liturgia delle Ore, soprattutto nelle comunità di vita consacrata (monasteri, abbazie), come preghiera di lode e intercessione per la fedeltà e la crescita fraterna;
- Durante le feste liturgiche di San Benedetto:
- 21 marzo (transito di San Benedetto)
- 11 luglio (festa liturgica universale di San Benedetto, patrono d’Europa)
- Nei capitoli conventuali, all’inizio delle assemblee comunitarie o nei ritiri spirituali;
- Nella preghiera personale: può essere utilizzata come meditazione mattutina per rinnovare l’impegno quotidiano alla fraternità, al servizio e alla comunione, o come ringraziamento per il dono della vita comunitaria dopo le esperienze di incontro fraterno o di riconciliazione;
- Nei tempi liturgici forti (Avvento, Quaresima): per chiedere grazia di riconciliazione, rinnovamento della vita comunitaria o come preghiera di ringraziamento nei giorni di ritiro, esercizi spirituali o incontri di comunità.
Un uso semplice prevede la rilettura della preghiera in silenzio, lasciandosi ispirare dalle sue parole e applicandole alla situazione concreta comunitaria o personale, con una breve pausa di meditazione dopo ogni strofa. In contesti comunitari, la preghiera può essere letta coralmente o responsorialmente, alternandosi tra due cori o voci, rendendo più partecipato il momento di lode.
Da ultimo, la spiritualità benedettina invita a vivere la quotidianità come offerta e occasione di crescita, e questa preghiera aiuta a radicare ogni giornata nell’orizzonte della comunione e del dono reciproco, in fedeltà al Vangelo e nella gioia dell’appartenenza.
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