Preghiera per le Elemosine e le Opere di Carità in Quaresima
Ascolta la Preghiera
Gesù Cristo, mio Signore e Salvatore, tu che hai scelto la povertà per arricchire i nostri cuori, ascolta la mia preghiera.
Donami, ti supplico, un cuore generoso, capace di riconoscere il tuo volto nei fratelli più poveri e sofferenti. Fammi vedere, in ogni bisogno, la tua presenza discreta e silenziosa, che chiede la mia voce e le mie mani.
Aiutami a superare ogni indifferenza, ad abbattere la barriera dell’egoismo, a non chiudere mai la porta a chi tende la mano.
Infondi in me la grazia dell’elemosina sincera: non solo dare qualcosa di mio, ma condividere parte di me stesso, come tu ti sei donato per noi.
Rendi le mie opere di carità segni vivi della tua misericordia, perché chiunque incontri la mia attenzione e il mio supporto senta nel profondo il battito del tuo amore.
Fa’ che ogni mio gesto sia mosso dalla fede, dalla speranza e dalla carità. Che io non cerchi il riconoscimento, ma la gioia di servire Te nei poveri, amministrando con umiltà e gratitudine i beni che mi hai affidato.
Rendimi strumento della tua pace, luce per chi è nel buio del bisogno, testimone della tua infinita bontà.
Amen.
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Spiegazione della Preghiera
1. Il contesto spirituale e dottrinale della preghiera
La preghiera presentata si inserisce pienamente nella tradizione cristiana, specificamente nel solco del Vangelo e dell’insegnamento sociale della Chiesa, che pone la carità, la misericordia e la solidarietà verso i poveri al centro della vita cristiana. La figura di Gesù Cristo come "Signore e Salvatore" richiama la fede cristiana nel Figlio di Dio, incarnatosi per la redenzione degli uomini, che ha scelto "la povertà per arricchire i nostri cuori". Questo riferimento trova eco nell’affermazione paolina in 2 Corinzi 8,9:
Infatti conoscete la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.
All’interno di questo contesto, la preghiera affonda le sue radici nei discorsi evangelici sulla carità (cfr. Matteo 25,31-46: il giudizio sulle opere di misericordia) e nei grandi appelli della Chiesa custodi della dottrina sociale. È l’invocazione di un cristiano che chiede di poter imitare la kenosi di Cristo – il suo svuotamento e dono totale – nella vita concreta di ogni giorno, specialmente nella relazione con chi vive la povertà e la sofferenza. Viene, così, espressa la centralità del comandamento dell’amore per Dio e per il prossimo come via di salvezza e perfezionamento spirituale, ben sintetizzata nelle parole di Sant’Agostino:
Ama e fa’ ciò che vuoi.
2. I destinatari a cui è rivolta e perché
Il destinatario esplicito della preghiera è Gesù Cristo, invocato come "mio Signore e Salvatore". La preghiera è quindi cristocentrica: a Gesù il fedele si rivolge con confidenza filiale, riconoscendo la sua autorità, il suo amore e il suo esempio come modello di vita. La venerazione di Cristo, che si è fatto povero, invita il fedele a entrare nella logica evangelica del dono, dell’umiltà e dell’attenzione all’altro.
Gesù viene considerato il punto di riferimento assoluto: non è solo colui che può ispirare il cuore umano, ma colui che ha vissuto sulla propria carne la fraternità con i poveri. Dunque il fedele si rivolge a Lui come colui che può donare la grazia necessaria per vivere in modo autentico la carità cristiana.
3. I beneficiari per cui intercede e i bisogni spirituali/fisici che affronta
Pur essendo una preghiera rivolta direttamente a Gesù per il proprio cammino spirituale (“donami, ti supplico, un cuore generoso”), essa ha una naturale dimensione altruistica e intercessoria. I beneficiari indiretti sono i «fratelli più poveri e sofferenti», cioè tutte le persone incontrate nel bisogno: poveri materiali, emarginati, persone afflitte dalla sofferenza fisica o spirituale, chi è nel “buio del bisogno”.
Ne emergono i seguenti bisogni affrontati:
- Spirituali
- Convertire il cuore dall’egoismo e dall’indifferenza.
- Riconoscere Cristo nei poveri.
- Ricevere la grazia di una vera elemosina: dono di sé, non solo delle proprie cose.
- Essere testimoni della fede, speranza e carità.
- Fisiologici/Esistenziali
- Soccorso nelle necessità materiali.
- Accoglienza ed attenzione verso chi tende la mano.
- Luce nelle situazioni di buio e disperazione.
In tal senso, la preghiera – mentre chiede per sé – supplica per essere strumento tramite cui Cristo stesso possa farsi prossimo e portare aiuto ai bisognosi, integrando spiritualità e azione concreta.
4. I temi teologici principali, con citazioni bibliche e patristiche pertinenti
Questa preghiera è ricchissima di temi teologici fondamentali:
- Imitazione della povertà di Cristo: vivere la logica dell’abbassamento evangelico (“tu che hai scelto la povertà per arricchire i nostri cuori”). Si veda Filippesi 2,6-8:
pur essendo di natura divina...svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo.
- Carità come dono totale di se stessi: “non solo dare qualcosa di mio, ma condividere parte di me stesso”. Si collega a 1 Giovanni 3,17-18:
Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello nel bisogno, gli chiude il cuore, come può rimanere in lui l’amore di Dio?
- Opere di misericordia: “ogni mio gesto sia mosso dalla fede, dalla speranza e dalla carità” richiama la teologia delle virtù teologali e la dottrina delle opere di misericordia (cfr. Matteo 25).
- Umiltà e gratuità della carità: il desiderio di non cercare riconoscimento umano ma la vera gioia nel servizio troviamo la conferma nelle parole di Gesù:
Quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra (Mt 6,3)
- Fondamento cristologico della carità: “amministrando con umiltà e gratitudine i beni che mi hai affidato”, ovvero il riconoscimento che ogni bene viene da Dio e diventa occasione di servizio secondo il principio della stewardship.
Padri della Chiesa come San Giovanni Crisostomo sottolineano l’importanza di vedere in ogni povero Cristo stesso:
Vuoi onorare il Corpo di Cristo? Non trascurarlo quando è nudo. Non rendergli onori qui, nel tempio, con tessuti di seta, mentre fuori lo lasci soffrire il freddo e la nudità.
5. Il genere di preghiera e la sua collocazione nella tradizione liturgica
La preghiera è prevalentemente di intercessione e di supplica: domanda infatti il dono di “un cuore generoso”, la grazia della carità, la capacità di vedere e aiutare Cristo nei poveri. Vi sono però anche elementi di confessione (riconoscimento dei propri limiti, dell’egoismo) e di lode/ringraziamento implicito (ricordando la scelta di Cristo di farsi povero).
Dal punto di vista liturgico, essa si colloca nello stile delle orazioni cristiane che accompagnano gli esami di coscienza, le pratiche di carità vissute nelle associazioni o movimenti cattolici, e può bene inserirsi nei momenti di Adorazione Eucaristica, nella Liturgia delle Ore come orazione conclusiva, nelle celebrazioni comunitarie dedicate alla carità (ad esempio, Giornata Mondiale dei Poveri).
In alcune tradizioni si ritrovano testi analoghi anche nelle “Preghiere dei fedeli” durante la Messa, specie nelle celebrazioni tematiche – quaresimali, caritative, o memoriali di santi particolarmente dediti alla povertà come Francesco d’Assisi, Vincenzo de’ Paoli, Teresa di Calcutta.
6. Indicazioni pratiche: uso personale, comunitario e nel corso dell’anno liturgico
Questa preghiera può essere utilizzata in vari modi nella vita spirituale:
- Preghiera personale quotidiana: come inizio o conclusione della giornata, specialmente prima di svolgere atti concreti di carità (visita ai bisognosi, volontariato, donazioni).
- Momenti di esame di coscienza: aiuta a riflettere su come viviamo concretamente il Vangelo nei confronti dei poveri e ad assumere propositi concreti di conversione.
- Celebrazioni comunitarie: adatta come preghiera conclusiva di incontri di gruppi parrocchiali, Caritas, associazioni di volontariato cristiano.
- Tempi liturgici forti:
- Quaresima: quando la Chiesa invita a vivere la preghiera, il digiuno e l’elemosina.
- Avvento: per preparare il cuore a riconoscere Cristo in chi soffre.
- Giornata Mondiale dei Poveri: come orazione principale per la comunità.
- Festa di santi della carità: come san Martino, san Vincenzo de’ Paoli, santa Teresa di Calcutta.
Può anche essere adattata per meditazioni durante ritiri spirituali, giornate di servizio, o percorsi formativi sulla dottrina sociale della Chiesa. Il fedele è invitato a pregare con questo testo per rinnovare continuamente la propria adesione a Cristo povero e a riconoscere e servire Dio nei suoi fratelli più bisognosi, facendo della vita un segno della misericordia divina.
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