Supplica a Santa Bakhita, figlia del Sudan, per il suo popolo

Destinatari:  Santa Bakhita
Beneficiari:  Sudan
Tipologie:  Supplica
Supplica a Santa Bakhita, figlia del Sudan, per il suo popolo

Santa Bakhita, dolce figlia del Sudan, tu che hai conosciuto il dolore della schiavitù e hai trasformato la tua sofferenza in speranza per i tuoi fratelli, ascolta la nostra supplica.

Guarda, ti preghiamo, il popolo del Sudan che ancora oggi, fra le ombre della violenza e dello sfruttamento, cerca la via della liberazione e della dignità. Tu che hai ottenuto la pace del cuore nelle ferite della tua vita, intercedi per chi è oppresso dall’ingiustizia e dall’odio.

Santa Bakhita, rendi forte la voce dei deboli, accompagna i piccoli, consola chi piange e fortifica chi lotta contro ogni forma di sottomissione e abuso. Ottieni dal Signore il dono della libertà, della giustizia e della pace per ogni figlio e figlia del Sudan.

Intercedi per noi, perché la memoria della tua storia sia un faro che spinga a spezzare le catene dello sfruttamento e a costruire un futuro di amore e compassione.

Santa Bakhita, speranza del Sudan, prega per noi.

Spiegazione della Preghiera

1. Il contesto spirituale e dottrinale della preghiera

La preghiera a Santa Bakhita si colloca in un contesto spirituale profondamente cristiano e cattolico, radicato nella tradizione della comunione dei santi e della preghiera di intercessione. La figura di Giuseppina Bakhita (1869-1947), religiosa sudanese canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2000, rappresenta il passaggio dalla schiavitù fisica e spirituale alla libertà dei figli di Dio attraverso il perdono e l’amore evangelico.

Questa preghiera riflette il cuore della dottrina cristiana sulla redenzione, la dignità della persona umana e la vittoria della grazia sulle ferite più profonde. In Bakhita si compendiano le beatitudini (Mt 5,1-12), in particolare la beatitudine dei perseguitati e degli afflitti. Si attinge altresì alla dottrina sociale della Chiesa, che denuncia ogni forma di ingiustizia e sfruttamento (cf. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, 158ss), esortando alla costruzione della pace e della liberazione vera, spirituale e sociale.

La preghiera si inserisce anche nella crescente sensibilità ecclesiale verso le nuove forme di schiavitù, la tratta delle persone, le ferite ancora aperte dei popoli colpiti dalla guerra, dalla violenza, dalla discriminazione e dalla povertà, richiamando la missione della Chiesa come ospedale da campo che cura le ferite della storia.

2. I destinatari a cui è rivolta e perché

La preghiera è rivolta anzitutto a Santa Bakhita, invocata non solo come modello di santità personale, ma come potente intercessora presso Dio. Si riconosce in lei colei che ha sperimentato il dolore della schiavitù e che, attraverso la fede e la mitezza, ha trasformato il male subito in un percorso di santificazione e testimonianza evangelica.

L’invocazione personale (“ascolta la nostra supplica”) sottolinea la fiducia nella forza intercessoria dei santi (“intercedi per noi”), coerentemente con la tradizione della Chiesa (cf Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 956-957). Bakhita è presentata come madre spirituale, amica, compagna di viaggio per quanti soffrono sotto il peso dell’oppressione e dell’odio; la sua esperienza le permette di sostenere chi oggi si riconosce nelle stesse condizioni o anela alla liberazione morale e spirituale.

3. I beneficiari per cui intercede e i bisogni spirituali/fisici che affronta

I principali beneficiari della preghiera sono il popolo del Sudan e, per estensione, tutti coloro che sono vittime di oppressioni, ingiustizie, schiavitù e violenze—sia fisiche che morali. La supplica identifica vari tipi di sofferenti:

  • Chi soffre di sottomissione e abuso
  • I piccoli (“accompagna i piccoli”), cioè i bambini indifesi, i poveri, gli ultimi
  • Chi piange, chi è nel lutto, nella perdita, nella disperazione
  • Chi lotta contro sistemi di oppressione e sfruttamento

I bisogni invocati riguardano sia la liberazione fisica (fine della schiavitù, dell’abuso, della violenza), sia la liberazione spirituale (pace del cuore, consolazione, dignità, speranza, amore e compassione). Questi bisogni trovano fondamento nel Vangelo stesso, dove Cristo annuncia una “liberazione ai prigionieri” e “libertà agli oppressi” (Lc 4,18).

Si prega infine per tutta l’umanità ferita (“per ogni figlio e figlia del Sudan”), sottolineando che la storia di Bakhita può divenire memoria e faro per la liberazione di tutti gli schiavi di oggi.

4. I temi teologici principali, con citazioni bibliche o patristiche

La preghiera raccoglie diversi temi teologici, tra cui:

  • La dignità inalienabile della persona umana: “Guarda, ti preghiamo, il popolo del Sudan... cerca la via della liberazione e della dignità”. La dignità umana è fondata sul fatto che ogni persona è creata “a immagine e somiglianza di Dio” (Gen 1,27).
  • La redenzione del dolore: “Hai trasformato la tua sofferenza in speranza”: rievoca il mistero pasquale, secondo il quale il dolore, unito a Cristo crocifisso, diventa via di salvezza. Sant’Agostino osserva:
    “Nulla accade che non possa essere ordinato da Dio alla nostra salvezza” (Sermo 13, 8).
  • Intercessione dei santi: “Intercedi per noi”. Il Nuovo Testamento raccomanda: “Pregate gli uni per gli altri” (Gc 5,16); la tradizione patristica ha sempre esaltato il valore dell’intercessione celeste.
  • Solidarietà verso i poveri e gli oppressi: “Rendi forte la voce dei deboli... consola chi piange...” Riflette la predilezione evangelica di Gesù per i “più piccoli” (Mt 25,40).
  • La memoria come impegno di speranza e cambiamento: “...la memoria della tua storia sia un faro che spinga a spezzare le catene...”. Sant’Ireneo scrive:
    “La gloria di Dio è l’uomo vivente; e la vita dell’uomo è la visione di Dio” (Adversus haereses IV,20,7).
  • La lotta contro lo sfruttamento e la schiavitù: Un invito a impegnarsi per la giustizia, come richiama il profeta Isaia: “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso...” (Is 1,17).

5. Il genere di preghiera e la sua collocazione liturgica

Questa preghiera appartiene al genere dell’intercessione, ma include elementi di lode alla santità di Bakhita (“dolce figlia del Sudan”), di supplica (“ascolta la nostra supplica”), e in parte anche di impegno (“...un faro che spinga a spezzare le catene...”). Potenzialmente, si collega anche alla memoria penitenziale dei mali della storia.

Nella tradizione liturgica, simili preghiere sono adatte sia per la preghiera personale sia per quella comunitaria—specialmente nella memoria liturgica di Santa Bakhita (8 febbraio), designata anche come Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Può essere inserita nella liturgia delle ore, nella preghiera dei fedeli, nelle veglie di solidarietà, o in momenti di riflessione sui temi della giustizia e della pace.

6. Indicazioni pratiche: uso personale, comunitario e nell’anno liturgico

Questa preghiera si presta a diversi usi:

  • Preghiera personale: in momenti di bisogno, per ottenere speranza nella sofferenza, per rafforzare la solidarietà verso chi è oppresso, o come meditazione personale sulla carità attiva.
  • Preghiera comunitaria: durante incontri parrocchiali, gruppi di preghiera, in preparazione o durante la Giornata contro la tratta (8 febbraio), nelle liturgie a tema giustizia o missione, in scuole cattoliche, movimenti e associazioni dedicate ai diritti umani.
  • Nell’anno liturgico: la memoria di Santa Bakhita (8 febbraio) è il momento privilegiato, ma la preghiera può essere ripresa in tempi forti come la Quaresima (cammino di liberazione), nelle messe per la pace e per i popoli sofferenti, e in ogni occasione in cui si riflette sul tema della dignità umana, dei migranti, delle vittime di tratta o della riconciliazione.

Si suggerisce di recitare la preghiera dopo la proclamazione della Parola di Dio, come risposta, oppure come invocazione conclusiva di momenti di riflessione o catechesi. Può essere preceduta dal ricordo biografico della santa, arricchita da canti o momenti di silenzio meditativo. Il pregare con Bakhita aiuta a dare “voce ai senza voce”, ad unirsi a un cammino di conversione personale e sociale, e a mantenere viva la speranza cristiana davanti alle sfide della storia.

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