Invocazione alla Sacra Famiglia per i Centri di accoglienza per migranti
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O Sacra Famiglia di Nazareth, Gesù, Maria e Giuseppe, voi che avete conosciuto l'amara esperienza dell'esilio e la precarietà di essere profughi in terra d'Egitto, cuori migranti e pellegrini, ascoltate la nostra supplica e accogliete la nostra invocazione.
A voi, che avete cercato e trovato rifugio, affidiamo oggi tutti i Centri di accoglienza sparsi nel mondo. Proteggete questi luoghi che si adoperano con generosità per l'Aiuto ai poveri, ai bisognosi, a coloro che fuggono da guerre, persecuzioni e miseria. Siano essi oasi di pace, di dignità e di ristoro, specchio della vostra accoglienza divina.
Invocate, vi preghiamo, la grazia e la forza sui volti e sulle mani di tutti gli operatori che con dedizione si prodigano in questi centri. Che siano strumenti fedeli della vostra carità, mani che accolgono con calore, parole che confortano l'anima, sguardi che donano speranza incrollabile. Fortificateli nella loro missione quotidiana di amore disinteressato e di servizio, affinché non vengano mai meno nel loro intento di essere prossimi.
E per i fratelli e le sorelle migranti e rifugiati che vi trovano ospitalità, imploriamo la vostra tenera protezione. Fate che in questi luoghi possano ritrovare un luogo sicuro e fraterno, dove la paura lasci spazio alla serenità, la solitudine alla comunità, lo smarrimento alla ritrovata dignità. Che possano riscoprire il valore della vita, curare le ferite del passato e costruire un futuro di pace, di accoglienza e di speranza.
Liberate i nostri cuori dall'indifferenza, dalla tentazione di chiudere gli occhi e le porte di fronte al dolore del prossimo. Illuminaci, Sacra Famiglia, affinché riconosciamo in ogni volto stanco il volto di Cristo, e in ogni mano tesa una richiesta d'amore autentica. Che la nostra società non sia mai più terra di estranei, ma di fratelli uniti nel vincolo della carità e della solidarietà. Amen.
Spiegazione della Preghiera
1. Contesto spirituale e dottrinale della preghiera
La preghiera qui proposta si inserisce in un contesto spirituale e dottrinale profondamente radicato nella tradizione cristiana, attingendo a temi centrali della fede cattolica come l'Incarnazione, la Carità, la Solidarietà e l'Accoglienza. Il punto di partenza è l'esperienza storica e teologica della Sacra Famiglia di Nazareth – Gesù, Maria e Giuseppe – che, per sfuggire alla persecuzione di Erode, fu costretta a fuggire in Egitto, diventando così, in termini moderni, una famiglia di rifugiati e migranti. Questa esperienza non è un mero aneddoto storico, ma un evento fondante che rivela la piena immersione di Dio nella condizione umana, anche nelle sue forme più vulnerabili e dolorose.
La dottrina dell'Incarnazione, secondo cui il Figlio di Dio si è fatto uomo, implica non solo l'assunzione della natura umana ma anche la condivisione delle sue fragilità e sofferenze. Gesù, il Verbo fatto carne, ha vissuto l'esilio e la precarietà, santificando in tal modo la condizione del migrante e del rifugiato. Questa preghiera ricorda che la via della salvezza passa anche attraverso il riconoscimento del "Cristo migrante" in ogni persona che soffre l'esilio. La Sacra Scrittura stessa è pervasa dal tema del "pellegrinaggio" e della "migrazione": da Abramo chiamato a lasciare la sua terra, al popolo di Israele liberato dalla schiavitù e in cammino verso la Terra Promessa, fino alla Chiesa stessa, descritta come "Popolo di Dio in cammino" o "pellegrina sulla terra".
La preghiera riflette anche l'insegnamento sociale della Chiesa, in particolare la sua enfasi sulla dignità intrinseca di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio. Questa dignità non è diminuita dalla povertà, dalla persecuzione o dallo status di migrante. Al contrario, la dottrina sociale cattolica invita a una "opzione preferenziale per i poveri" e per gli emarginati, riconoscendo in essi la presenza di Cristo. I recenti magisteri pontifici, specialmente quello di Papa Francesco, hanno amplificato questo messaggio, ponendo la questione dei migranti e dei rifugiati al centro dell'attenzione globale, denunciando la "cultura dell'indifferenza" e promuovendo una "cultura dell'incontro" basata sull'accoglienza, la protezione, la promozione e l'integrazione. Questa preghiera, quindi, non è solo un atto di devozione, ma anche un'adesione a un impegno etico e sociale radicato nella fede.
2. I destinatari a cui è rivolta e perché
La preghiera è esplicitamente rivolta alla Sacra Famiglia di Nazareth: Gesù, Maria e Giuseppe. Questa scelta dei destinatari non è casuale, ma profondamente significativa e teologicamente fondata, motivata dalla loro esperienza unica e dal loro ruolo esemplare nella storia della salvezza.
Innanzitutto, la Sacra Famiglia è invocata perché ha "conosciuto l'amara esperienza dell'esilio e la precarietà di essere profughi in terra d'Egitto". Questa esperienza li rende non solo comprensivi, ma intrinsecamente qualificati a intercedere per tutti coloro che vivono condizioni simili. Essi stessi furono "cuori migranti e pellegrini", un'identificazione che conferisce alla loro figura un'autorità e una vicinanza speciali. Gesù, Dio fatto uomo, ha voluto sperimentare fin dalla sua infanzia la vulnerabilità e lo sradicamento, rendendo così sacra ogni condizione di esilio e precarietà.
Maria, la Madre di Dio, visse la paura e l'incertezza del viaggio e della vita in terra straniera, proteggendo il suo Bambino. La sua figura è un simbolo di maternità universale e di consolazione per tutti gli afflitti e i perseguitati. Ella è la Mater Misericordiae che comprende e intercede per coloro che soffrono.
Giuseppe, il "custode del Redentore", è l'esempio della provvidenza umana, della fede silenziosa e dell'azione protettiva. Fu lui a prendere l'iniziativa di fuggire, a provvedere al sostentamento della famiglia in Egitto e a guidarla nel ritorno. La sua figura è un modello di paternità responsabile, di coraggio e di fiducia in Dio anche nelle avversità più grandi. Egli è il patrono di coloro che cercano rifugio e un nuovo inizio.
Insieme, Gesù, Maria e Giuseppe formano la famiglia ideale, non solo nell'amore e nella fede, ma anche nella loro capacità di affrontare le sfide della vita con dignità e affidamento a Dio. La loro storia non è solo un racconto del passato, ma un modello vivo di accoglienza, resilienza e speranza per ogni famiglia, specialmente quelle lacerate dalle guerre e dalla migrazione. Si rivolgono a loro non solo come a intercessori potenti presso Dio, ma anche come a modelli di virtù umane e cristiane da imitare. Chiedendo la loro intercessione, la preghiera non cerca solo aiuto divino, ma anche l'ispirazione per essere noi stessi più accoglienti e solidali, seguendo il loro esempio di amore disinteressato e di fiducia in Dio.
3. I beneficiari per cui intercede e i bisogni spirituali/fisici che affronta
Questa preghiera è una potente intercessione che abbraccia una vasta gamma di beneficiari, ognuno con bisogni specifici, sia di natura fisica che spirituale, derivanti dall'esperienza della migrazione, dell'esilio e della precarietà. La preghiera si articola in quattro categorie principali di beneficiari:
- Tutti i Centri di accoglienza sparsi nel mondo: Per questi luoghi, la preghiera invoca protezione affinché possano continuare ad adoperarsi "con generosità per l'Aiuto ai poveri, ai bisognosi, a coloro che fuggono da guerre, persecuzioni e miseria." I bisogni affrontati qui sono molteplici:
- Fisici: La capacità di offrire "oasi di pace, di dignità e di ristoro" implica la necessità di risorse materiali, strutture adeguate e sicurezza per fornire beni primari, igiene e riposo a chi è provato dal viaggio e dalla fuga.
- Spirituali/Morali: Che questi centri siano "specchio della vostra accoglienza divina" significa che devono essere luoghi dove la dignità umana è riconosciuta e onorata, dove la persona si senta accolta non per compassione ma per amore fraterno, ritrovando speranza e la forza di guardare al futuro.
- Tutti gli operatori che con dedizione si prodigano in questi centri: La preghiera intercede per la "grazia e la forza" su di loro. I loro bisogni sono prevalentemente spirituali ed emotivi, ma con risvolti pratici:
- Spirituali/Emotivi: Che siano "strumenti fedeli della vostra carità," "mani che accolgono con calore, parole che confortano l'anima, sguardi che donano speranza incrollabile." Necessitano di forza interiore, pazienza, compassione, e la capacità di trasmettere speranza. Il testo chiede che "non vengano mai meno nel loro intento di essere prossimi," sottolineando la necessità di perseveranza di fronte a sfide e frustrazioni quotidiane.
- Pratici: Sebbene non esplicitato, la "forza" può anche riferirsi alla resilienza di fronte allo stress emotivo, alla stanchezza fisica e alla burocrazia, permettendo loro di continuare la missione di "amore disinteressato e di servizio."
- I fratelli e le sorelle migranti e rifugiati che vi trovano ospitalità: Per loro, si invoca la "tenera protezione" della Sacra Famiglia. I bisogni sono profondi e complessi, mirando a una guarigione integrale:
- Fisici: Un "luogo sicuro e fraterno" dove possano trovare riparo, protezione da pericoli e violenze, e le condizioni per curare le ferite del passato (spesso fisiche oltre che emotive).
- Spirituali/Psicologici: Che "la paura lasci spazio alla serenità, la solitudine alla comunità, lo smarrimento alla ritrovata dignità." Questi sono bisogni fondamentali per la salute mentale e spirituale. La preghiera desidera che possano "riscoprire il valore della vita," guarire i traumi e "costruire un futuro di pace, di accoglienza e di speranza." Questo implica il bisogno di integrazione, di riconoscimento della propria persona e delle proprie capacità, e la possibilità di contribuire alla società.
- I nostri cuori (e, di riflesso, l'intera società): La preghiera culmina con un'invocazione per sé stessi, chiedendo di essere liberati dall'indifferenza, dalla "tentazione di chiudere gli occhi e le porte di fronte al dolore del prossimo." Questo è un bisogno spirituale cruciale:
- Spirituali/Morali: L'illuminazione per "riconoscere in ogni volto stanco il volto di Cristo, e in ogni mano tesa una richiesta d'amore autentica." Questo implica una conversione del cuore, un'apertura all'altro e la capacità di vedere Dio nel prossimo. L'obiettivo è che la società "non sia mai più terra di estranei, ma di fratelli uniti nel vincolo della carità e della solidarietà."
In sintesi, la preghiera intercede per una catena di solidarietà che parte dall'accoglienza materiale per elevare l'individuo nella sua dignità, rafforzando chi aiuta e trasformando il cuore di chi osserva, in un circolo virtuoso di amore e riconoscimento reciproco.
4. I temi teologici principali, con eventuali citazioni bibliche o patristiche pertinenti
Questa preghiera è una ricca tessitura di temi teologici fondamentali, che si fondono nell'invocazione alla Sacra Famiglia. I principali sono:
Cristologia e Incarnazione: Il Cristo Migrante
Il cuore della preghiera risiede nell'identificazione di Gesù con i migranti e i rifugiati. Il fatto che la Sacra Famiglia stessa abbia sperimentato l'esilio in Egitto è la prova più profonda dell'incarnazione di Dio nella storia umana, anche nelle sue sofferenze più acute. Gesù non è solo un Dio lontano, ma un Dio che ha condiviso la condizione di vulnerabilità e sradicamento.
"O Sacra Famiglia di Nazareth, Gesù, Maria e Giuseppe, voi che avete conosciuto l'amara esperienza dell'esilio e la precarietà di essere profughi in terra d'Egitto, cuori migranti e pellegrini..."
Questo richiama direttamente il Vangelo di Matteo:
"Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché non te lo dirò, perché Erode ha intenzione di cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese con sé il bambino e sua madre e si recò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode..." (Matteo 2,13-15)
La preghiera esorta a riconoscere in ogni sofferente il volto stesso di Cristo:
"Illuminaci, Sacra Famiglia, affinché riconosciamo in ogni volto stanco il volto di Cristo, e in ogni mano tesa una richiesta d'amore autentica."
Questo è un eco potente delle parole di Gesù nel Vangelo:
"In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me." (Matteo 25,40). E ancora: "Ero straniero e mi avete accolto..." (Matteo 25,35).
Mariologia e Giuseppologia: Modelli di Accoglienza e Protezione
Maria e Giuseppe non sono solo co-protagonisti dell'esilio, ma figure esemplari di fede, protezione e accoglienza.
- Maria: Come madre che ha protetto il Figlio in pericolo, è invocata come Mater Misericordiae, colei che comprende il dolore dello sradicamento e intercede con tenerezza. I Padri della Chiesa spesso la vedevano come colei che "porta Cristo al mondo" e protegge la Chiesa in ogni sua prova.
- Giuseppe: Il suo ruolo di custode e protettore della Sacra Famiglia lo rende il patrono ideale dei migranti. San Bernardo di Chiaravalle scriveva di lui: "Come allora salvò prodigiosamente la vita del Re delle genti, così ora preserva la sua Chiesa... E come allora sollevò la salvezza dei suoi dal pericolo della morte, così ora libererà la Santa Chiesa, sua sposa, dalle insidie e dalle offese dei nemici." (Sermone sul Natività della B.V. Maria). La sua obbedienza e la sua premura sono un modello per tutti gli operatori dell'accoglienza.
Carità Cristiana e Solidarietà: La Lotta contro l'Indifferenza
La preghiera invoca attivamente la carità, non solo come un sentimento, ma come un'azione concreta di solidarietà.
"Liberate i nostri cuori dall'indifferenza, dalla tentazione di chiudere gli occhi e le porte di fronte al dolore del prossimo."
Questo tema risuona con il comandamento dell'amore:
"Amerai il prossimo tuo come te stesso." (Marco 12,31). L'indifferenza è il contrario della carità e del riconoscimento della dignità umana. La Parabola del Buon Samaritano (Luca 10,25-37) è l'archetipo dell'agire caritatevole che supera le barriere e le indifferenze culturali o sociali. Sant'Agostino affermava: "L'amore di Dio e del prossimo sono inseparabili. Se ami il tuo prossimo, ami Dio, perché il tuo prossimo è creato a immagine di Dio."
La preghiera chiede che la nostra società non sia "terra di estranei, ma di fratelli uniti nel vincolo della carità e della solidarietà," esprimendo il desiderio del Regno di Dio sulla terra, un regno di giustizia e pace.
Dignità Umana e Speranza
Infine, la preghiera è impregnata del tema della dignità umana intrinseca, che deve essere restaurata e protetta, e della speranza, anche in situazioni disperate.
"Che in questi luoghi [di accoglienza] possano ritrovare un luogo sicuro e fraterno, dove la paura lasci spazio alla serenità, la solitudine alla comunità, lo smarrimento alla ritrovata dignità. Che possano riscoprire il valore della vita, curare le ferite del passato e costruire un futuro di pace, di accoglienza e di speranza."
La speranza non è solo un'attesa passiva, ma una virtù teologale che spinge all'azione, alla costruzione di un futuro migliore, basato sulla fede nella provvidenza divina e nell'impegno umano.
5. Il genere di preghiera e la sua collocazione nella tradizione liturgica
La preghiera in esame si configura principalmente come una preghiera di intercessione e supplica. Il suo linguaggio è costantemente orientato a chiedere l'aiuto divino per altri, attraverso l'invocazione alla Sacra Famiglia. Frasi come "ascoltate la nostra supplica e accogliete la nostra invocazione", "affidiamo oggi", "Invocate, vi preghiamo", "imploriamo la vostra tenera protezione" e "Liberate i nostri cuori" sono chiare espressioni di un atto di richiesta e mediazione.
Sebbene l'intercessione sia il genere predominante, la preghiera contiene anche elementi di altri generi:
- Domanda/Petizione: Simile alla supplica, ma più specifica nei bisogni espressi (es. "Proteggete questi luoghi", "Fortificateli nella loro missione").
- Penitenza e Conversione: L'ultima parte, "Liberate i nostri cuori dall'indifferenza...", implica un riconoscimento di una carenza morale o spirituale collettiva (l'indifferenza) e una richiesta di conversione, di illuminazione per un cambiamento di prospettiva e azione. Questo elemento è un richiamo all'esame di coscienza e al pentimento.
- Riconoscimento implicito: Pur non essendo una preghiera di lode esplicita, il modo in cui la Sacra Famiglia viene presentata ("cuori migranti e pellegrini", "vostra accoglienza divina") implica un riconoscimento delle loro virtù e del loro ruolo salvifico, che è una forma di lode implicita o di venerazione.
Per quanto riguarda la sua collocazione nella tradizione liturgica, questa preghiera non è un testo liturgico ufficiale (come un'orazione eucaristica o una colletta della Messa), ma piuttosto una preghiera devozionale che si inserisce perfettamente nello spirito della liturgia cattolica. Le preghiere devozionali hanno un ruolo importante nell'alimentare la fede personale e comunitaria, spesso attingendo ai misteri celebrati nella liturgia e traducendoli in invocazioni più immediate e specifiche per le necessità contemporanee.
Essa può essere collocata in diversi contesti:
- Preghiera personale e familiare: È ideale per la meditazione individuale o per la preghiera in famiglia, offrendo spunti per la riflessione e l'intercessione quotidiana.
- Preghiera comunitaria non liturgica: Può essere utilizzata in gruppi di preghiera, veglie, incontri di spiritualità, o come preghiera di apertura/chiusura per riunioni di organizzazioni caritative e di volontariato che si occupano di migranti e rifugiati.
- All'interno di celebrazioni liturgiche (con adattamenti): Sebbene non sia un testo liturgico, le sue invocazioni potrebbero ispirare o essere integrate nelle "Preghiere dei fedeli" (o Preghiere universali) durante la Messa, specialmente in occasioni che riguardano la giustizia sociale o la migrazione.
- Pratiche devozionali: Potrebbe essere recitata come parte di novene, rosari meditati, o altri pii esercizi dedicati alla Sacra Famiglia o a San Giuseppe.
La preghiera, quindi, arricchisce la tradizione liturgica fornendo un canale di espressione per le intenzioni della Chiesa in un ambito specifico e urgente, radicandosi nella fede comune ma esprimendola in modo più diretto e appassionato per una causa contemporanea.
6. Indicazioni pratiche: come usarla nella preghiera personale o comunitaria e nei tempi dell’anno liturgico
Questa preghiera, con la sua ricchezza di significati e la sua forte carica emotiva e teologica, offre molteplici possibilità di utilizzo, sia nella preghiera personale che in quella comunitaria, e in diversi momenti dell'anno liturgico. Il suo scopo è quello di nutrire la spiritualità della solidarietà e di stimolare un'azione concreta.
Nella Preghiera Personale:
- Meditazione Quotidiana: Può essere recitata al mattino o alla sera, come parte di un momento di preghiera personale, per riflettere sulla propria responsabilità verso i migranti e i rifugiati e per chiedere la grazia di superare l'indifferenza.
- Esame di Coscienza: L'invocazione "Liberate i nostri cuori dall'indifferenza" può essere un potente spunto per un esame di coscienza personale, chiedendosi come si sta vivendo il comandamento dell'amore verso il prossimo, specialmente quello più vulnerabile.
- Intenzione Specifiche: Se si è a conoscenza di situazioni particolari di migranti o rifugiati, o di difficoltà nei centri di accoglienza, la preghiera può essere offerta con un'intenzione specifica per quelle persone o quei luoghi.
- Preparazione all'azione: Può essere una preghiera preparatoria per chi si appresta a svolgere volontariato o attività di supporto ai migranti, chiedendo forza e ispirazione.
- Spiritualità di Viaggio: Per chi è in viaggio o si sente "pellegrino", la preghiera può essere un modo per identificarsi con l'esperienza della Sacra Famiglia e di tutti i migranti.
Nella Preghiera Comunitaria:
- Preghiera dei Fedeli: In contesti parrocchiali o comunitari, le sue invocazioni possono essere adattate e integrate nelle Preghiere dei Fedeli durante la Messa, specialmente in occasioni dedicate alla carità o alla giustizia sociale.
- Adorazione Eucaristica: Può essere recitata durante l'Adorazione Eucaristica, affidando a Gesù presente nel Santissimo Sacramento le intenzioni espresse nella preghiera.
- Veglie di Preghiera: È particolarmente adatta per veglie di preghiera organizzate in occasione di Giornate dedicate ai migranti e ai rifugiati, o in risposta a specifiche crisi umanitarie.
- Incontri di Gruppi Caritas o Volontariato: Può essere la preghiera iniziale o finale di incontri di gruppi parrocchiali o associazioni che operano nel campo dell'accoglienza e dell'aiuto ai poveri.
- Catechesi e Formazione: Utilizzarla in gruppi giovanili o durante percorsi di catechesi può aiutare a sensibilizzare i fedeli sulle tematiche migratorie e sulla dottrina sociale della Chiesa, promuovendo la cultura dell'accoglienza.
Nei Tempi dell’Anno Liturgico:
- Festa della Sacra Famiglia (domenica dopo Natale): Questo è il momento più ovvio per recitare questa preghiera, poiché celebra la famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, la cui esperienza di esilio è il fulcro della preghiera.
- Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (ultima domenica di settembre): Questa preghiera è quasi "su misura" per questa celebrazione, essendo il suo tema centrale.
- Tempo di Natale e Epifania: Il Vangelo della fuga in Egitto si legge nel tempo di Natale. L'Epifania celebra la manifestazione di Cristo a tutti i popoli, ricordando l'universalità del messaggio di salvezza e l'accoglienza dello "straniero".
- Quaresima: Questo è un tempo di penitenza, conversione e carità. La richiesta di liberazione dall'indifferenza e l'appello alla solidarietà si adattano perfettamente allo spirito quaresimale.
- Mese di San Giuseppe (marzo): In onore del patrono della Chiesa universale e custode della Sacra Famiglia, il cui esempio di protezione e provvidenza è centrale.
- Mese di Maria (maggio e ottobre): La Madonna, come Mater Misericordiae e consolatrice degli afflitti, è naturalmente una destinataria di questa intercessione.
- Tempi di Crisi: In ogni momento in cui si verificano nuove crisi umanitarie che coinvolgono migranti e rifugiati, questa preghiera può essere un'immediata e sentita risposta di fede e solidarietà.
Utilizzare questa preghiera con consapevolezza significa non solo recitarla, ma lasciarsi interpellare dal suo messaggio, permettendo che trasformi il cuore e spinga all'azione, rendendo la fede un'esperienza viva di carità e solidarietà nel mondo.
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