Lamento a Dio con Santa Blandina per la sofferenza dei Bambini in guerra
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Santa Blandina, martire innocente, tu che hai conosciuto la sofferenza senza colpa, ti preghiamo per tutti i bambini in guerra, la cui voce si perde tra il rombo delle armi e il pianto della paura.
Perché, Dio? Perché lasci che la loro infanzia sia spezzata dall’odio e dalla violenza? Perché le loro mani tremano non per il gioco, ma per la fame e il terrore?
Santa Blandina, tu che hai portato la tua debolezza come corona, aiuta questi piccoli a trasformare la loro rabbia e il loro sconcerto in un grido che salga fino al cielo. Accompagna il loro lamento e la loro domanda senza risposta:
Dio, dove sei? Perché non ascolti le loro lacrime? Perché il dolore degli innocenti sembra non avere fine?
In mezzo al buio, Santa Blandina, prendi per mano questi bambini, e porta davanti a Dio la loro rabbia, la loro confusione, la loro richiesta di giustizia e di pace. Non farci tacere: fa’ che il nostro grido di disperazione diventi anche un grido di affidamento, perché tu hai sofferto come loro, tu sai il peso del dolore non meritato.
Signore, accogli il lamento dei piccoli, che anche nella rabbia non smettono di chiedere: “Dove sei? Quando verrà la pace?”
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Spiegazione della Preghiera
1. Il contesto spirituale e dottrinale della preghiera
Questa preghiera si svolge su uno sfondo di profonda sofferenza e ingiustizia: la sorte dei bambini che vivono la guerra. Molteplici temi dottrinali e spirituali la attraversano: innocenza sofferente, domanda sul mistero del male, intercessione dei santi, solidarietà con i più deboli e fede in una redenzione possibile, anche quando il dolore sembra insostenibile. Il testo si rivolge a Santa Blandina, martire delle persecuzioni di Lione (seconda metà del II secolo), nota per la sua fragilità fisica contrapposta alla straordinaria forza nella fede e nella resistenza alla tortura. Proprio la sua “debolezza come corona” la rende l’icona scelta per rappresentare i piccoli e gli indifesi schiacciati dalla violenza.
Dal punto di vista dottrinale, la preghiera è profondamente cristocentrica e si fonda sulle tematiche della teologia della croce, che trova nella sofferenza dei piccoli l’immagine vivente del Cristo innocente. Emergono temi come la communio sanctorum (comunione dei santi), il valore purificatore e redentivo della sofferenza innocente, e la domanda biblica ed esistenziale della “teodicea”: Perché Dio permette il male? In questa supplica, la preghiera diventa luogo di confronto sincero con l’enigma del dolore, da cui nasce sia il lamento sia il grido di affidamento, seguendo la ricca tradizione lamentatoria dei Salmi.
La presenza forte dell’interrogativo (“Perché, Dio?”) differenzia questa preghiera da molte formule devozionali, collocandola nel solco della spiritualità biblica più autentica: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Sal 22,2; Mc 15,34). Interrogativi che non sono segno di mancanza di fede, ma fede che cerca, interroga, osa protestare davanti a Dio e mantenere il dialogo aperto persino nel buio.
2. I destinatari a cui è rivolta e perché
Il testo ha una doppia destinazione. Da un lato, la preghiera è rivolta a Santa Blandina: la martire è invocata come figura di intercessione, esempio di innocenza sofferente, donna che ha patito sulla propria pelle la violenza “senza colpa”. È chiamata a “prendere per mano”, “accompagnare”, “portare davanti a Dio” la sofferenza dei bambini in guerra.
Dall’altro lato, la preghiera è un grido interrogativo rivolto a Dio. Il testo si fa portavoce dell’angoscia umana dinanzi al silenzio apparente di Dio nei confronti del dolore innocente: “Perché lasci che la loro infanzia sia spezzata dall’odio?”, “Dove sei?”. In questa duplice dimensione, la preghiera esprime sia la fiducia nell’intercessione dei santi – secondo la tradizione cattolica e ortodossa (“pregate gli uni per gli altri”, Gc 5,16; cf. CCC 956) – sia la legittimità di rivolgersi direttamente a Dio con tutte le domande che il cuore umano può partorire, senza censura.
Santa Blandina, emblema biblico della “debolezza che si fa forza” (cf. 2Cor 12,9-10; Eb 11,34), è scelta perché nella sua storia i bambini in guerra possono trovare una protettrice che li comprende e li rappresenta presso il cuore di Dio.
3. I beneficiari per cui intercede e i bisogni spirituali/fisici che affronta
La supplica ha come evidenti beneficiari i bambini vittime della guerra: coloro la cui infanzia “si perde tra il rombo delle armi e il pianto della paura”, i cui corpi e animi sono segnati dalla fame, dal terrore, dalla rabbia, dallo sconcerto, dalla perdita. Sono esseri umani che la guerra priva di diritti fondamentali, di sicurezza, di speranza e di dignità.
I bisogni fisici e spirituali che la preghiera affronta sono molteplici:
- Protezione: richiesta che Santa Blandina li accompagni nel “buio”, suggerendo protezione contro violenza, fame, solitudine, panico.
- Guarigione dell’anima ferita: la richiesta che la loro rabbia e sconcerto si trasformino in un “grido che salga fino al cielo” è invito a non restare nella disperazione, ma a trovare una via per elaborare il male subìto e trasformare anche la rabbia in preghiera.
- Giustizia e Pace: la domanda di “giustizia e di pace” è esplicita; i bambini sono presentati come portatori di una domanda di senso e di futuro rivolta al mondo e a Dio.
- Accoglienza: la supplica finale “accogli il lamento dei piccoli” manifesta il desiderio che Dio non ignori, ma raccolga il loro pianto nel suo cuore (cf. Sal 56,9: “Tu hai contato i passi del mio vagare, raccogli le mie lacrime nel tuo otre”).
I bisogni qui espressi sono universali: sicurezza, conforto, dignità, speranza – ma nella preghiera sono letti alla luce dell’esperienza cristiana del dolore e della solidarietà intergenerazionale e intercessoria.
4. I temi teologici principali, con citazioni bibliche e patristiche
Il testo affronta almeno cinque grandi temi teologici:
- Il mistero del male e il “grido degli innocenti”: la domanda “perché?” riflette numerose pagine bibliche, dai Salmi di lamentazione (es. Sal 10: “Perché, Signore, ti tieni lontano?”) al Libro di Giobbe. Il dolore innocente, e in particolare quello dei bambini, rimane uno degli enigmi irrisolti della teologia, ma la Scrittura mostra che anche il lamento e la protesta possono diventare vera preghiera.
- La debolezza che diventa forza: “tu che hai portato la tua debolezza come corona” richiama la teologia paolina (“quando sono debole, è allora che sono forte”, 2Cor 12,10) e la testimonianza patristica su Blandina (“divenuta dalla debolezza forte, rivestita di potenza e forte sostenitrice degli altri”, Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica, V,1).
- Intercessione dei santi: Santa Blandina viene invocata a “prendere per mano”, portare le preghiere “davanti a Dio”. Qui si riflette la fede della Chiesa nella comunione dei santi: “Nel loro glorioso combattimento, i martiri imitano Cristo e, in una comunione misteriosa, aiutano le membra della Chiesa sofferente” (cf. Lumen Gentium 49-50).
- La dimensione redentiva della sofferenza innocente: la sofferenza dei bambini, come quella dei santi, è orientata non solo a un’attesa di liberazione ma, misteriosamente, a un “affidamento”, a una preghiera che trasforma rabbia e pianto in domanda di giustizia e pace; tema centrale nel Nuovo Testamento (“Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati”, Mt 5,4).
- L’importanza del lamento e della preghiera d’affidamento: “fa’ che il nostro grido... diventi anche un grido di affidamento”. Come nella tradizione dei salmi, la preghiera non nasconde la sofferenza, ma la offre e la trasforma, secondo la logica pasquale (morte-risurrezione): “Getta sul Signore il tuo affanno” (Sal 55,23).
5. Il genere di preghiera e la sua collocazione nella tradizione liturgica
Questa formula presenta una ricca stratificazione di generi di preghiera:
- Intercessione: Domina il tono intercessorio (richiesta a santa Blandina di pregare per i bambini); tipico delle preghiere ai santi.
- Lamento: Il lamento, sia religioso che poetico, attraversa la supplica (“Perché, Dio?”), in linea con la tradizione biblica e liturgica dei Salmi penitenziali e delle lamentazioni.
- Affidamento: Nella finale si apre allo spiraglio della fede (“grido di affidamento”), la quale, pur non eludendo il dolore, lo trasforma in speranza.
- Domanda di giustizia: Implica anche una dimensione di invocazione profetica e penitenziale (“non farci tacere”), tipica delle invocazioni collettive di conversione e impegno cristiano.
Pur non essendo una preghiera liturgica ufficiale, si inserisce idealmente nel tempo della preghiera dei fedeli, nelle veglie di intercessione, nell’ambito delle giornate per la pace, delle celebrazioni per bambini o in memoria dei martiri innocenti (come la festa dei Santi Innocenti, 28 dicembre). Si avvicina, per struttura e intensità, al genere delle suppliche e delle lamentazioni ecclesiali.
6. Indicazioni pratiche: uso personale, comunitario e nel ciclo liturgico
Questa preghiera può assumere molteplici ruoli nella vita spirituale personale e comunitaria:
- Preghiera personale: Adatta nei momenti in cui ci si trova di fronte al male innocente e si sente il bisogno di sollevare a Dio il dolore proprio o altrui senza censura. Può essere recitata al mattino, alla sera o nelle ore più oscure della giornata come preghiera di affidamento.
- Preghiera comunitaria: Ottima come parte della preghiera dei fedeli nella Messa, per iniziative di sensibilizzazione o veglie per la pace, nella catechesi su martirio e infanzia, o durante incontri di preghiera ecumenica e interreligiosa per le vittime della guerra.
- Celebrazioni specifiche: Particolarmente appropriata nel tempo di Natale (soprattutto nei giorni degli Innocenti), durante la Settimana Santa (meditando la Passione come sofferenza innocente) o in occasione di anniversari dedicati a vittime civili, Giornata internazionale per i bambini vittime (4 giugno), e nella memoria liturgica di Santa Blandina (2 giugno in alcune Chiese).
- Nella meditazione biblica: La preghiera può essere introdotta durante la lettura e meditazione dei salmi di lamentazione (Salmo 22, Salmo 10, Salmo 13), come eco attuale di una storia di dolore che abbraccia le generazioni.
Consigli pratici: leggere lentamente, magari a più voci; lasciare spazio al silenzio dopo le domande; concludere con un momento di affidamento a Dio, ricordando che la domanda è già in sé un atto di speranza e di fede.
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